“Le ultime ricerche sulla percezione degli italiani della corruzione e delle mafie rivelano un dato inquietante: si è passati dal crimine organizzato al crimine normalizzato”. A dirlo è don Luigi Ciotti al Sermig di Torino. Il presidente dell’associazione Libera ha partecipato il 24 febbraio all’incontro organizzato dalla Cgil in vista della 31esima giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Si terrà il 21 marzo 2026 e Libera ha scelto il capoluogo piemontese per questa edizione.
La storia di Torino e quella di Libera sono intrecciate da tempo. È qui che nel 1993 ha preso vita il mensile Narcomafie – oggi Lavialibera -, promosso dal Gruppo Abele. Sempre in quell’anno, da Torino è partito Gian Carlo Caselli per assumere il ruolo di procuratore capo a Palermo, all’indomani delle stragi. La città è segnata da una forte tradizione di impegno civile e sociale, ma anche da storie che hanno impattato la memoria collettiva, come l’assassinio del procuratore Bruno Caccia. “Oggi Torino vive una fase complessa, tra crisi sociale, disuguaglianze e vulnerabilità, ma resta anche un laboratorio di innovazione, solidarietà e cultura”, ha ricordato Elena Ferro, segretaria Cgil Torino, durante l’incontro “Lavoro pilastro contro le mafie”.
Il procuratore capo di Torino Giovanni Bombardieri ha sottolineato l’importanza della società civile nella lotta alla mafia: “Servono le persone, una comunità stretta intorno a chi denuncia”. Per aggredire fenomeni come la criminalità organizzata “ci vuole concretezza – ha continuato -, ma anche cultura: è l’unico modo per negarsi alla sopraffazione”. Don Ciotti, invitando a non dimenticare le cose positive fatte, ha precisato che “nonostante queste, sono 170 anni che in Italia parliamo di mafia. Oggi più che mai ci vuole, da parte di tutti, uno scatto in più, non basta tagliare la mala erba in superficie, ma dobbiamo estirpare il male alla radice. E per questo – spiega Ciotti – serve un grande impegno culturale ed educativo, servono le politiche sociali, a cominciare dalla dignità del lavoro. L’impegno contro le mafie e l’illegalità comincia creando condizioni di libertà, dignità e giustizia per tutti”.
Torino, quindi, compie i primi passi verso la manifestazione nazionale del 21 marzo. “I numeri fanno la forza”, ha concluso Giorgio Airaudo, segretario generale della Cgil Piemonte. “Per questo vogliamo essere una parte importante del corteo, per dimostrare che la Cgil partecipa al contrasto alla criminalità organizzata”. Ci saranno anche delle tappe intermedie, come la pedalata della prima domenica di marzo. I partecipanti partiranno da piazza Solferino per percorrere 17 chilometri in bicicletta, ricordando le vittime delle mafie.