Case della salute in Asl To3, Cirio rassicura: “Più servizi ai cittadini”

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“Le case della salute e le case della comunità sono un accrescimento di servizi e non una riduzione, anche perché sarebbe paradossale. La ratio che abbiamo seguito nella riforma della sanità pubblica è creare un filtro tra l’ospedale e il cittadino”. Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, durante la conferenza stampa al palazzo della Regione su “Case della Salute Asl To3: futuro garantito” prova a spegnere preoccupazioni e polemiche. Le sue parole che arrivano dopo settimane segnate da crescenti timori sul futuro delle case della salute dell’Asl To3 di Pianezza, Beinasco, Cumiana e Vigone.

A far discutere è stata l’assenza, finora, di un atto formale che garantisse la continuità delle strutture, nonostante le rassicurazioni dell’assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi, che aveva escluso chiusure o tagli ai servizi. Il direttore generale dell’Asl To3, Giovanni La Valle, aveva parlato di una proroga tecnica dell’attuale assetto fino al 28 febbraio 2026, in attesa di un coordinamento tra Regione, comuni e azienda sanitaria per definire il futuro dei presidi territoriali. Un passaggio legato anche all’applicazione del Dm 77 – riforma dell’assistenza territoriale del Servizio sanitario nazionale, collegata al Pnrr che punta a riorganizzare la sanità di prossimità – e alla progressiva attivazione delle future case di comunità.

Federico Riboldi, assessore regionale alla Sanità, ha voluto partire proprio dalle discussioni intorno al caso dell’Asl To3. “In queste settimane abbiamo sentito qualsiasi tipo di polemica politica. Nulla di tutto ciò che è stato temuto accadrà”, ha assicurato. Le case della salute dell’Asl To3 “evolvono e diventano case di comunità spoke”. Quindi non saranno superate né dismesse, ma entreranno a pieno titolo nel nuovo modello organizzativo previsto dalla riforma. L’assessore sottolinea come i servizi territoriali siano fondamentali non solo per la vicinanza alle comunità, ma anche per aiutare gli ospedali ad alta intensità a lavorare meglio. Il passaggio alle case di comunità, continua, è legato al nuovo assetto della sanità territoriale finanziato anche dal Pnrr: strutture nate negli anni scorsi per iniziativa delle singole aziende sanitarie devono oggi essere integrate “all’interno di un sistema”. Questo, “non significa perdere servizi, ma metterli in rete e renderli più efficaci”, aprendo anche a nuove prospettive di collaborazione e ampliamento dell’offerta.

Riboldi rivendica gli investimenti della Regione, sostenendo che la spesa sanitaria piemontese vada oltre quanto previsto dal fondo sanitario nazionale. Dal 2019 a oggi, rivendica l’assessore, i dipendenti della sanità pubblica sono passati da circa 55mila a oltre 59mila unità, con l’ultimo concorso bandito da Azienda Zero per 700 assunzioni che porterà il totale a 59.200. “Questa è la risposta a chi diceva che non saremmo riusciti ad aprire le strutture”, ha affermato, annunciando l’inaugurazione di un centinaio di presidi entro fine anno.

Giovanni La Valle, direttore generale dell’Asl To3, spiega che la sua azienda copre una vasta area del Piemonte: circa 570-580 mila abitanti, da una parte dell’area metropolitana torinese fino alle zone montane ai confini con la Francia. Un territorio “molto vasto e molto diffuso”, dove le soluzioni di accesso ai servizi sanitari devono essere “assolutamente salvaguardate” perché nel tempo hanno migliorato concretamente la vita dei cittadini. Nel quadro degli investimenti legati al Pnrr, l’Asl To3 è coinvolta nella realizzazione di 12 case della comunità, 4 ospedali di comunità e 6 centrali operative territoriali (Cot). Ma il direttore generale ricorda che le case della salute nascono in un contesto storico diverso, quando ancora non esisteva il modello delle case di comunità.

Le esperienze prendono forma a partire dal 2016 come progettualità promosse dai medici di famiglia che, riunendosi in alcune aree, non si limitano alla medicina di gruppo ma sviluppano un modello più ampio di presa in carico del cittadino. Il nodo, però, è stato giuridico. Con il tempo quelle progettualità si sono consolidate, ma mancavano ancora presupposti normativi stabili. L’entrata in vigore del dm 77, che disciplina l’organizzazione dell’assistenza territoriale e prevede anche l’inquadramento delle “aggregazioni funzionali territoriali” (Aft) ha reso necessario un adeguamento formale. L’obiettivo – ha chiarito – è trasformare le attuali case della salute in future case della comunità spoke, mantenendo le stesse attività ma aggiornandone lo status giuridico.

Un passaggio tutt’altro che semplice. L’azienda ha dovuto confrontarsi con l’accordo collettivo nazionale dei medici di medicina generale, con il dm 77 e con l’intero impianto normativo vigente, per trovare una soluzione che garantisse continuità senza violare l’autonomia professionale dei medici di famiglia. Le case della salute, ha ribadito, sono governate dai medici nella loro autonomia contrattuale: l’asl è intervenuta “per integrare, non per sostituire o prevaricare”. Quanto ai servizi garantiti, nelle case della salute trovano spazio ambulatori dei medici di famiglia con aperture quotidiane prolungate, percorsi di presa in carico della cronicità, prestazioni indifferibili che evitano accessi impropri al pronto soccorso, punti prelievo, attività amministrative – compresa la scelta e revoca del medico -, ambulatori infermieristici, assistenza domiciliare, promozione degli stili di vita e integrazione con i servizi sociali.

Funzioni che, ha osservato La Valle, si ritrovano oggi nel modello delle case di comunità: “Dire che sono state precursori è una verità”. Proprio per questo, di fronte al nuovo assetto introdotto dal dm 77 e alla fine di un precedente modello progettuale anche finanziato, l’asl è intervenuta per sostenere e incanalare queste esperienze dentro il nuovo sistema, garantendo la continuità delle attività in attesa del pieno completamento della riforma. Determinante, aggiunge, è stato il lavoro di squadra: oltre ai coordinatori dei medici di famiglia, hanno partecipato i sindaci dei comuni e la Regione.

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