“Il lavoro è la chiave per evitare che le persone tornino a delinquere una volta scontata la pena”. Carmine Falanga, presidente della cooperativa Idee in fuga, ha incontrato mercoledì mattina, assieme ad altri due rappresentanti dell’associazione, attiva con progetti di formazione e lavoro nelle carceri di Alessandria, i componenti dell’Ufficio di presidenza della Regione Piemonte. Un incontro organizzato dal vicepresidente dell’Udp, Domenico Ravetti, a poche settimane dalla consegna a Falanga dell’onorificenza di Cavaliere dell’ordine al merito da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. I membri della cooperativa sono stati ricevuti dal presidente Davide Nicco, i vicepresidenti Udp Franco Graglia e Ravetti e dagli altri componenti dell’Ufficio di presidenza Fabio Carosso, Mario Salvatore Castello e Valentina Cera.
Un lavoro per i detenuti
Nata nel 2020, la cooperativa promuove attività formative e lavorative alla Casa di reclusione San Michele e la Casa circondariale Cantiello e Gaeta ad Alessandria: tutto è cominciato con un laboratorio di falegnameria, poi il progetto si è allargato al settore alimentare, fino all’apertura del bistrot Fuga dei sapori in un locale nelle mura della casa circondariale. Un’attività lodata dal presidente dell’Udp Nicco, che ha parlato dell'”importanza della responsabilizzazione e del reintegro dei detenuti nella società civile”.
“Con il lavoro puoi dare un’opportunità o la possibilità alla persona di scegliere se continuare a delinquere oppure diventare un cittadino esemplare, iniziare a lavorare e fare quello che fanno tutti i cittadini onesti”, ha detto il presidente della cooperativa Falanga. “Noi siamo partiti a poter progettare un laboratorio in carcere, tutto di fuoco agricolo. Un detenuto che lavora è una persona che si sente di nuovo stimolata e viva, anche perché il carcere spesso viene inteso come un luogo dove mettiamo le persone, le posizioniamo lì, le ‘scongeliamo’ dopo 5-7 anni e pretendiamo che siano di nuovo subito inserite in società. Ma non è vero, spesso quando tornano in libertà non hanno casa, famiglia, reddito e quindi ritornano nella delinquenza”.
L’onorificenza di Mattarella
“Il riconoscimento del presidente della Repubblica è arrivata per un aspetto ben preciso”, ha commentato Falanga. “Non siamo i primi né saremo gli ultimi a fare qualcosa in carcere, ma noi quando abbiamo iniziato a pensare all’attività in carcere ci siamo posizionati con l’idea di dare lavoro al di fuori del carcere: tutte le attività che abbiamo pensato in questi anni sono sempre state proiettate all’esterno. Il carcere è veramente qualcosa di inaccessibile che crea invisibilità: Mattarella ha voluto premiare questa idea di aprirci verso l’esterno e creare ponti di relazioni. Essere attenzionati dalla massima autorità dello Stato per me è stato sicuramente un motivo di orgoglio – ha concluso -. Vogliamo essere portavoce del fatto che fuori dal carcere o all’interno del carcere si può fare impresa e si possono ottenere delle seconde opportunità”.