Carcere e diritti, la Garante dei detenuti: “A Torino struttura in sofferenza”

condividi

Sovraffollamento, condizioni igienico-sanitarie in peggioramento, carenze di organico. Sono questi i principali problemi che affliggono la Casa circondariale “Lorusso-Cutugno”, il carcere delle Vallette. Lo ha dichiarato la Garante dei diritti dei detenuti per la Città di Torino, Monica Cristina Gallo, a margine della presentazione della sua nuova relazione annuale, avvenuta questa mattina, 22 maggio, al teatro del carcere “Le Nuove”.

“La struttura è in sofferenza: la presenza di 14 educatori per una popolazione di 1480 detenuti genera conseguenze negative, evidenti soprattutto nel momento del ritorno in società” ha dichiarato Gallo. A proposito di progetti di inserimento lavorativo, la Garante ha espresso alcune riserve sulle linee guida ministeriali: i lavori di pubblica utilità hanno spazio e valore, a suo avviso, ma sembrano essere pensate più per accondiscendere all’opinione pubblica che per giovare ai detenuti. “Senza una retribuzione né uno sconto di pena, queste esperienze sono dei semplici lavori aggiuntivi. I progetti di Amiat per la raccolta dei rifiuti erano un esempio positivo, ma le lacune emergevano una volta scontata la pena, perché i detenuti vivevano un ritorno alla disoccupazione. Ora siamo in attesa che parta il programma d’inclusione “Mi riscatto per Torino”, al momento fermo a una lettera d’intenti”.

Tra i fenomeni emersi nell’anno passato, spicca la rivelazione della “zona-filtro“, la sezione del carcere in cui vengono trattenuti, ai limiti del rispetto dei diritti umani, i sospettati “body packers”, gli spacciatori che ingeriscono gli stupefacenti per sfuggire ai controlli. Un problema per cui si auspica la definizione, a livello nazionale, di trattamenti sanitari univoci, forniti a livello ospedaliero e non nelle strutture di detenzione. Capitolo problematico, anche quello dei Centri di permanenza per il rimpatrio, come Monica Gallo fa notare sottolineando alcuni fatti: “Il decreto sicurezza ha sancito che la gestione dei Cpr debba avvenire per un periodo di tempo più lungo, ma con meno fondi. L’eliminazione delle ore di insegnamento dell’italiano e la riduzione degli spazi per i colloqui con legali ed educatori rende poi tutto ancor più complicato”.

LUCA PARENA