La testata del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino

Roberta Siliquini si laurea in Medicina e Chirurgia e si specializza in Igiene e Medicina Preventiva, tutto a Torino. Poi, l’esperienza da presidente del Consiglio Superiore di Sanità a Roma della durata di quattro anni.

Che cosa dovrebbe fare un ateneo competitivo per promuovere una didattica innovativa?

«L’obiettivo dell’Ateneo è contemperare l’inclusività, propria di un’università pubblica, con una buona qualità della didattica. A una vera educazione digitale servono docenti ricchi di competenze specifiche. Le nuove tecnologie dovranno affiancare la didattica tradizionale, non solo frontale ma anche sul campo».

L’interdisciplinarità della ricerca è un obiettivo strategico dell’Ateneo. Come volete incentivarla nel concreto?
«Dobbiamo divulgare ciò che avviene nell’ateneo: noi facciamo tanto e bene, ma spesso non lo facciano sapere. È necessario rafforzare i servizi centrali, per comprendere i bandi internazionali. L’ufficio a Bruxelles deve orientare le politiche di definizione dei bandi di ricerca a livello europeo su temi che possano essere utili a un’università trasversale come la nostra. Bisogna cercare di fare lobbing con altri atenei e con aziende interessate a investire in progetti multidisciplinari».

La terza missione dell’università è quella di avere un solido rapporto con il territorio: in quali ambiti intendete investire maggiormente? Perché?
«Muoviamo 80mila persone a Torino. Dovremmo essere più presenti nelle decisioni istituzionali, affinché Torino favorisca sempre più la crescita dell’Ateneo e crei un ambiente confortevole per chi studia in città. La nostra presenza dovrebbe allargarsi alle istituzioni nazionali. Una delle nostre terze missioni è sostenere maggiormente la diffusione di scienza, conoscenza e cultura, fornendo occasioni di dibattito e promuovendo un’università aperta alla trasmissione di idee. Sarà necessario essere più presenti sui tavoli decisionali, rendendo noti tutti i dati, pubblicando studi scientifici dell’Università, per risultare tra le prime ricerche online».

Dati recenti hanno dimostrato l’esistenza di un significativo “gender gap” anche in questo Ateneo.Come pensate di affrontare il problema?
«Pensiamo agli asili, ma anche al tele-lavoro e allo smart working. Dobbiamo creare cultura: quando un tetto di cristallo ha bisogno di uno scossone quantomeno per creparlo, è giusto che venga azionato un meccanismo. In molti atenei è d’obbligo avere, nelle commissioni concorsuali, almeno una donna: questo costringe numerosi settori scientifici – in cui le donne sono cigni neri – ad aumentarne il numero, altrimenti niente concorsi. Dovremmo farlo anche noi».

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