“Come cade la luce”: una biografia di famiglia tra mito e immigrazione

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Un romanzo che ci interroga sull’inesorabile verità dei sentimenti.  Protagonista assoluto la famiglia Emilianides, volata dalla sua Cipro occupata dai Turchi fino al cielo d’Irlanda.

“Ho scelto Cipro – confida l’autrice di Come cade la luce, Catherine Dunne –  perché aveva molti elementi che mi ricordavano l’Irlanda: una piccola isola, rurale, fondata su rapporti familiari molto importanti e unificata da una religione unica. Mi è sembrato un gemellaggio perfetto. Il concetto di casa non ci abbandona mai: ho potuto così raccontare quella dualità che ci consente di appartenere a più luoghi nello stesso tempo. Perché, come dice la mamma nel romanzo, Cipro era ancora casa loro. Diceva che i migranti hanno due case, quella del cuore e quella che si costruisce. E quella a Cipro era quella del cuore”.

Che cosa rende gli Emilianides una famiglia così diversa dalle altre? Forse il trauma di un’esistenza interrotta e ricominciata in terra straniera? Oppure bisogna cercare il motivo in Mitros, il secondogenito, segnato da una malattia che lo ha colpito a pochi mesi dalla nascita, e che lo ha reso catalizzatore di tutti gli impegni e gli affetti della famiglia? Sembra l’inizio di un destino di solitudine, se non fosse per un dettaglio: il filo teso tra due sorelle non si può spezzare. Di certo le due ragazze cercano disperatamente una loro normalità: Alexia la insegue nelle fughe dell’adolescenza e poi in un matrimonio affrettato; Melina, al contrario, nel rifiuto di ogni legame. Fino a quando si sente costretta, dalla trama di affetti e mancanze che da sempre avvince la sua famiglia, ad accettare il più sbagliato di tutti.

Con il suo “Come cade la luce“, l’autice irlandese (candidata al Premio Strega Europa 2019) tesse con delicatezza una nuova, grande storia famigliare, in cui ci troviamo a crescere, amare, illuderci e soffrire assieme a Melina, ad Alexia e ai vividi personaggi che popolano le loro vite, in una Dublino di cielo e acqua. 

“Sei sempre capace come pochi altri di raccontare i cambiamenti sociali raccontando le biografie delle persone. Hai la straordinaria abilità di indagiare la psicologia dei personaggi femminili” le dice Maria Ida Gaeta, intevenuta in Sala Azzurra per conversare con l’autrice. “Nella tua biografia non compare una sorella. Come hai fatto a raccontare così verosimilmente una rapporto di sorellanza forte come quello tra Alexia e Melina?”. “Questa – dice sorridente la Dunne – è una delle gioie di essere una scrittrice creativa. Si può scegliere di essere sempre qualcosa di diverso. Scrivere dallo stesso punto di vista ti porta per forza di cose a scrivere sempre la stessa storia. Io ho due fratelli e non ho un figlio con un handicap”.

Ma arriva anche una domanda solo apparentemente supeficiale. “Ci spieghi il significato del titolo?” chiede Gaeta. “Sono una scrittrice molto visiva – confida la Dunne – e devo immaginare molti dettagli. Era un pomeriggio di primavera quando in casa, riflesso sul muro, ho visto un triangolo di luce che sembrava salire dal giardino. Quasi a dire addio all’inverno e alla sua malinconia..”.

Ma “Come cade la luce” è anche un momento di illuminazione, di speranza, di comprensione e realizzazione. “Anche per me – conclude l’autrice – cade la luce, occasionalmente E spero che continui a farlo”.

RICCARDO LIGUORI