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Cacciari: “L’Europa versa in condizioni di debolezza politica e culturale”

Un presente con tante paure e poche speranze, se non quella – forse illusoria – che dal fondo si possa solo risalire. Su questo terreno si è sviluppato il dialogo tra i filosofi Massimo Cacciari, già sindaco di Venezia, deputato ed europarlamentare, e Maurizio Ferraris, professore di filosofia teoretica all’Università di Torino, che si sono confrontati sul tema “Paura e speranze in politica” al Circolo dei lettori di Torino.

L’Europa e la guerra

“La paura è un elemento costitutivo della politica: l’autorità, per ottenere obbedienza, deve incutere timore – ha detto Cacciari -. Ma quando la paura occupa interamente lo spazio politico e il potere si regge solo sull’individuazione di un nemico, allora sorge un problema. E questa è la condizione di estrema debolezza politica e culturale in cui versa oggi l’Europa”.

Il piano di riarmo europeo, proposto dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, è il sintomo di una più ampia mancanza di visione politica collettiva. “L’Europa manca di un’idea di difesa comune e di un esercito condiviso. La sua traiettoria sembra ormai segnata: non può più ambire a un primato economico o tecnico-scientifico, e il divario nei settori più avanzati appare irrecuperabile. A tutto questo si aggiunge una crisi demografica clamorosa, segnale non solo di un declino numerico, ma anche di una perdita di fiducia nel futuro, politico e culturale”.

Una visione politica condivisa che, secondo Ferraris, può nascere solo dalla piena consapevolezza della completa capitolazione dell’Europa nello scenario internazionale. “La speranza? – si chiede il filosofo torinese – Il fatto che nessuno sembra avere davvero voglia di combattere: né gli americani, né gli europei, né – ed è questa la buona notizia – i russi”.

I giovani

Avaro di speranze è il presente dei giovani secondo Cacciari, che ha risposto a una sollecitazione dal pubblico sull’impegno politico delle nuove generazioni: “La condizione dei movimenti giovanili ha avuto una trasformazione radicale dai tempi in cui ero giovane io – ha detto il filosofo, classe 1944 -. Allora contavi e sentivi di contare, oggi la difficoltà dei giovani in Italia e in Europa è legata al fatto che si trovano in una condizione precaria, in cui devono sempre faticare per riuscire ad avere dei ruoli. È una situazione disgustosa che dimostra, anche in questo caso, la crisi di una civiltà”.

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