Il conflitto non è da nascondere né da temere: può essere letto, affrontato e trasformato. La mediazione nasce dall’ascolto e dal dialogo costruttivo, perché sono le parole a mettere in movimento le relazioni. È stato questo il tema al centro dell’evento di questa mattina, venerdì 6 febbraio, “Mediare i conflitti per prevenire la violenza”, organizzato dalla Fondazione di Carità Arti e Mestieri in occasione della giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo di domani.
All’incontro hanno partecipato, portando il loro saluto istituzionale, Giovanni Ravalli, garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Piemonte, Marco Porcedda, assessore alla Legalità, e Carlotta Salerno, assessora all’Istruzione e all’Infanzia della Città di Torino. Proprio Salerno ha sottolineato il valore educativo del conflitto: “Il conflitto, quando è sano e pacifico, serve. L’unica cosa importante è che ciò non sfoci in violenza. C’è chi ha paura di esso, ma non dovrebbe essere così. È importante saperlo vivere e capire che il conflitto si vince quando facciamo un passo verso l’altro – afferma l’assessora Salerno -. Ricordatevi che la generazione successiva è sempre meglio di quella precedente. Solo voi potete cambiare le cose”.
Nel corso della mattinata sono stati presentati numerosi progetti con l’obiettivo di supportare ragazzi e ragazze tramite sportelli di ascolto. Tra questi, “Sentiamoci”, “Per Tommaso” e “Human Youngle”, un servizio pubblico nazionale online e gratuito nato tre anni fa.
“Il nostro punto di forza è che i ragazzi scaricano la nostra app e parlano con gli educatori e gli psicologi in anonimo”, spiega Eleonora Centonze, una delle giovani che lavorano al progetto. “Noi vogliamo aiutare i giovani che soffrono problemi come l’ansia e la depressione. Vogliamo offrire un confronto a quelle condizioni giovanili che sono superabili, perché sono superabili. Bisogna uscirne e si può”.
Ospite speciale dell’evento la scrittrice e giornalista Agnese Moro, figlia dello statista Aldo Moro, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1978 e protagonista . Il conflitto si risolve con la violenza o con il dialogo? La sua riflessione parte dall’attualità: “Ho paura che quello che ci stanno proponendo i grandi del mondo sia legato alla prima opzione. Qualche giorno fa ho sentito la riflessione di due persone, un israeliano e un palestinese. Entrambi hanno perso la loro figlia nel conflitto in atto da anni. Eppure, entrambi hanno scelto di intraprendere una linea di dialogo tra loro”.
Il mondo, chiosa Agnese Moro, “si divide tra chi desidera vivere insieme e tra chi invece rifiuta questa possibilità. Ci ho pensato e ho capito che la scelta è proprio questa e sta solamente a noi decidere come vivere la nostra vita”.