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Alluvione, un anno dopo i soldi non sono ancora arrivati

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“Ci ha fatto impressione, abbiamo visto Valentino e Valentina incagliati nel ponte, e poi una è andata giù”, dice Giovanna Carluccio. È passato un anno da quando, il 25 novembre 2016, i due battelli simbolo della città si sono staccati a causa dell’innalzamento del Po. Violente piogge in pochi giorni hanno infatti provocato un’alluvione che ha devastato diverse zone del Piemonte, soprattutto nel cuneese.

Anche Torino, però, ha subito vari danni, tra i quali la perdita dei due battelli. Oggi si trovano nei depositi Gtt di via Fiocchetto e corso Novara, bloccati e isolati dal loro elemento, l’acqua, e poggiati invece sull’asfalto. Valentina è uno scheletro di lamiera arrugginito, quasi irriconoscibile. Visibile dalla strada, sembra un relitto del passato riemerso dalle acque, una nave pirata alla deriva. Difficile pensare che possa tornare a navigare, ma l’azienda non si sbilancia sul futuro della coppia più famosa del Po. Secondo Gtt si sta lavorando al ripristino della linea turistica ma non è ancora possibile sapere se verranno utilizzati gli stessi battelli o una tecnologia più avanzata, che potrebbe impedire i problemi causati dall’alluvione dello scorso anno. «Dovremo poi parlarne anche con il Comune, non c’è ancora nulla di fatto» fanno sapere dall’azienda.

“C’erano i lampioni che dondolavano a causa di quant’acqua c’era qui, era tutto allagato” commenta incredula Giovanna Carluccio, torinese, passeggiando ai Murazzi. “Noi andavamo spesso sui battelli, anche con i nipotini, speriamo che li ripristinino”, aggiunge insieme al marito Vincenzo Trovato. Qui, un anno fa, non si poteva camminare: il fiume aveva raggiunto un livello altissimo. Anche la Dora, poco più in là, si era ingrossata fino a costringere alla chiusura di un ponte.

Proseguendo lungo il fiume, all’altezza del parco del Valentino, si vedono ancora i segni della furia dell’acqua. Alcuni locali che si trovano sulla riva hanno subito ingenti danni e ci sono ancora le transenne che vietano di passeggiare lungo la riva in diversi punti.

“Per le strutture comunali danneggiate, siamo in trattativa con la compagnia di assicurazioni sull’ammontare del rimborso, che copre sia luoghi pubblici come il Borgo medievale e la Student zone del Murazzi, sia locali dati in concessione come, ad esempio, il Cacao. Su alcuni di questi spazi i lavori sono già avviati” afferma l’assessore all’ambiente Alberto Unia.

Ma è nella zona di Moncalieri, dopo il parco delle Vallere, che l’acqua ha colto impreparata la città. Non solo a causa del Po, che ha allagato una parte di corso Savona, colpendo alcune attività commerciali e il palazzetto dello sport, ma anche a causa del torrente Chisola, che passa vicino a Vinovo. D’improvviso, alle 8.30 del mattino, gli abitanti della zona Tetti Piatti si sono trovati con oltre un metro d’acqua nelle case a causa del cedimento degli argini. Fango e terra hanno invaso le strade sommergendo le auto e tutto ciò che hanno trovato sul loro cammino. A provocare l’inondazione è stato il torrente, complice il basso livello delle strade. In questa zona non si era mai verificato nulla di simile: anche per questo l’allarme non è arrivato e l’inondazione ha colto tutti impreparati. “Non abbiamo ancora ricevuto nulla, abbiamo solo subito danni” dice Aldo Sinopoli, che abita a Tetti Piatti 29. Apre il garage e mostra uno spazio andato quasi totalmente a mollo, dove ha perso un’auto e tanti attrezzi da lavoro. “Sono rimasto tre settimane fuori casa prima di poter rientrare”. I danni in città sono stimati oltre i 70 milioni ma i fondi statali non sono ancora arrivati alla Regione.

Ma è probabilmente la zona di Ceva dove l’alluvione ha fatto più paura. Massimo Bertino, dipendente dell’ufficio tecnico lavori pubblici del Comune, segnala che i fondi sono ancora fermi. “I privati che avevano un’assicurazione sono stati in parte rimborsati e la Regione ha finanziato qualche progetto, ma i fondi statali devono ancora entrare nelle casse del Comune”. Il problema, qui, è stato il fiume Tanaro. Il muro d’argine crollato è però già stato ripristinato, subito dopo l’alluvione, e sono in corso in questi giorni i lavori sulle arginature.

CAMILLA CUPELLI