Combattere la povertà educativa intrecciando testimonianze, dati e esperienze: è l’obiettivo del progetto Allenarsi al futuro. L’abbandono scolastico in Piemonte è sotto la media nazionale (l’8,7% rispetto al 9,8% italiano). I dati cambiano quando riguardano studentesse e studenti con un background migratorio. “Il nostro obiettivo è creare nuovi dati, nuove chiavi di lettura, insieme ai protagonisti della formazione come dirigenti scolastici, docenti, genitori, studenti, ragazzi che hanno abbandonato la scuola, magistrati, operatori e associazioni”, spiega Luciano Violante presidente dell’associazione Futuri probabili.
L’iniziativa coinvolge 500 giovani tra i 6 e i 16 anni, attraverso una ricerca sul campo, interviste e contributi in 100 unità territoriali del Nord-Ovest per restituire in modo accessibile e approfondito le realtà che toccano i giovani, offrendo strumenti utili alla definizione di politiche educative e sociali. “Il comparto pubblico spesso in difficoltà nei bilanci ha una carenza strutturale nell’investire dove avrebbe senso farlo – sottolinea Alberto Anfossi, segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo che supporta il progetto -. Per questo l’alleanza si deve allargare tra terzo settore, corpi intermedi come la nostra Compagnia e il settore privato”.
Oltre a Fondazione San Paolo, il progetto è realizzato con il sostegno della Fondazione Crt e Fondazione Cariplo. “Siamo tutti coinvolti – sottolinea Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione Crt” -. L’era digitale ha portato una trasformazione di portata epocale che noi stessi stiamo cercando di decodificare”. In Italia, i Neet (i giovani che non studiano e non lavorano) sono 1,3 milioni e le carenze di competenze di base si valutano già dai 15 anni: il 21 per cento di loro non raggiunge un’adeguata comprensione testuale. “Noi interveniamo adesso quando la valanga è già in atto, dopo anni di mancanza di cura – spiega Carlotta Salerno, assessora alle Politiche educative e giovanili della Città di Torino -. I ragazzi ci guardano e vedono modelli: non dobbiamo perdere il contatto con loro soffermandoci solo sui dati”.