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Alice Fanti: “Se manca l’acqua mancano i diritti”

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“L’acqua è la base di tutta una serie di diritti che laddove l’acqua non c’è, si fa fatica a veder garantiti”. Tra i relatori attesi a Torino per il Festival Coltivato (20-23 marzo) c’è anche Alice Fanti, direttrice della ong italiana Cefa-Il seme della solidarietà, attiva in Africa e America Latina con circa 50 progetti di cooperazione legati all’agricoltura e all’accesso al cibo. Il titolo del suo intervento, il 21 marzo alle 10.45, al Circolo dei lettori, è “Spegnere la sete, accendere l’innovazione”: un incontro in cui, spiega la direttrice dell’organizzazione non governativa con sede a Bologna, il tema dell’edizione di quest’anno del festival – l’acqua – verrà affrontato legando tra loro due aspetti, le trasformazioni tecnologiche e i diritti.

La direttrice di Cefa, Alice Fanti

Acqua, innovazione e diritti

“Il mio intervento darà una panoramica di quelle piccole innovazioni che possono rivoluzionare la vita delle persone in tanti contesti, ma anche fare vedere quanto l’accesso all’acqua possa portare con sé una serie di diritti che vanno molto al di là del semplice bere o lavarsi”, spiega.
Nel primo gruppo rientrano “progetti di cooperazione che garantiscono l’accesso all’acqua potabile – come garantire alle comunità di avere un pozzo -, ma anche la questione di come l’acqua può essere conciliata con le energie rinnovabili: parlerò di sistemi di irrigazione a energia solare e di come studiare colture meno bisognose di acqua e quindi meno impattanti sull’ambiente può migliorare la vita delle persone in contesti aridi o semiaridi o dove l’emergenza climatica ha reso le precipitazioni molto più irregolari”. 
L’acqua gioca un ruolo cruciale anche oltre l’agricoltura: “Racconterò la storia di due progetti in due scuole in Somalia e in Kenya, in cui prima del collegamento degli edifici scolastici alla rete idrica, una volta al mese le ragazze con le mestruazioni non potevano partecipare alle lezioni perché non c’era nessun tipo di presidio igienico a scuola. Ciò faceva sì che tutti i mesi stessero a casa una settimana al mese perdendo una porta d’accesso sul loro futuro”.

Paese che vai, sfida che trovi

Oggi Cefa opera con progetti in Africa orientale, in Etiopia, Somalia, Kenya, Tanzania e Mozambico, e in Nordafrica, in Tunisia, Libia e Marocco. In America Latina è attiva invece in Ecuador e in Guatemala. In ogni territorio c’è una sfida diversa legata all’agricoltura: “Un tratto comune è sicuramente l’effetto dell’emergenza climatica – racconta -. Nell’Africa orientale, soprattutto nel Corno d’Africa, la siccità estrema causa impoverimento del suolo, impossibilità di irrigare e una generale fatica basica nell’effettuare interventi di agricoltura. Dall’altro lato in tutta l’America Latina abbiamo un’imprevedibilità tale da non riuscire più a gestire e programmare l’attività agricola. Un altro problema che c’è invece nell’Africa del nord è un grande problema di inquinamento delle falde dovuto all’industria estrattiva. In Tunisia il tema più scottante è quello dell’inquinamento, in altri contesti è l’assenza d’acqua, in altri ancora è quasi più grave la violenza con cui poi quest’acqua arriva: in Mozambico ad esempio abbiamo dovuto fare i conti con la continua presenza di cicloni che portano via la terra e il raccolto. Più di una volta abbiamo dovuto ricominciare da dove avevamo fatto interventi agricoli”.

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