Ai e giornalismo: i problemi del progresso

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“Il problema maggiore che hanno le persone, e specialmente i giornalisti, riguarda la fiducia: si producono molti contenuti con l’intelligenza artificiale e si compete con molti altri contenuti creati con l’Ai, che potrebbero non essere altrettanto affidabili”. Lo ha spiegato Paul McNally, giornalista, direttore e fondatore di Develop Ai in un incontro dell’International Journalism Festival di Perugia dedicato alle nuove sfide del mondo del giornalismo.

La preoccupazioni riguardanti il progresso tecnologico – e specialmente l’affidabilità dell’intelligenza artificiale e la possibilità che rivoluzioni il mondo del giornalismo tradizionale – sono al centro della ventesima edizione dell’Ijf 2026 e i professionisti del settore continuano a interrogarsi su come interpretare e gestire i cambiamenti in corso. “L’altra grande questione – ha proseguito McNally – riguarda la competizione. Tutti ormai in questo ecosistema utilizzano l’Ai, impiegando strumenti uguali o almeno simili. Penso che il futuro sarà positivo: il mondo del giornalismo sarà molto diverso, i tipi di contenuti e format dovranno cambiare”.

All’incontro, moderato da Will Church della Thomson Reuters Foundation, sono intervenuti anche Irene Jay Liu, director Ai, emerging tech and regulation International Fund for Public Interest Media, e Sannuta Raghu, head Ai lab for news and journalism scroll. “L’economia dell’informazione cambierà e diventerà completamente differente – ha affermato Liu -. Questo non toglie che continueranno a esistere segmenti di audience che cercheranno il giornalismo tradizionale e la bella scrittura. Ma su larga scala serve un’azione collettiva per arrivare a una soluzione. Perché questo avvenga è necessario un investimento nel futuro. Bisogna superare la condizione di ‘survival mode’: non è possibile limitarsi a reagire a ciò che accade”.

Ma l’intelligenza artificiale non ha dato vita solo a una rivoluzione nei contenuti. Secondo McNally ha anche creato un problema di costi: “Spesso l’Ai viene percepita come gratuita. I media tradizionali pensano che non sia necessario investire in maniera massiccia in questo ambito, ma devono realizzare che non è così e tenere gli occhi aperti”.

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