Intelligenza artificiale: non solo rischi per il giornalismo

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“Dobbiamo smettere di vedere l’intelligenza artificiale solo come un rischio da gestire ma pensare piuttosto a come possiamo usarla per massimizzare la libertà di espressione”. Queste le parole di Natali Helberger, esperta di intelligenza artificiale e docente di Law and Digital Technology all’Università di Amsterdam. L’Ia è una delle sfide del giornalismo del futuro. Ma ancora di più è uno degli strumenti con cui confrontarsi oggi.

Anche se è entrata a pieno titolo nella pratica quotidiana di giornalisti e giornaliste, ancora non c’è una regolamentazione dell’intelligenza artificiale nelle redazioni. E non solo. A mancare è anche una formazione che garantisca delle competenze minime comuni a tutti e tutte le professioniste del settore dell’informazione. A fornire qualche indicazione d’uso ci sono però i quadri normativi come le Linee guida del Consiglio d’Europa sull’implementazione responsabile dei sistemi di intelligenza artificiale nel giornalismo e la Nota orientativa sulle implicazioni dell’Ia generativa per la libertà di espressione.

L’intelligenza artificiale, seppur potente, è uno strumento tecnologico e come tale è qualcosa che crea allo stesso tempo rischi e opportunità. Per il giornalismo rimane la necessità di un approccio orientato alla missione e di processi partecipativi e di controllo editoriale per prevenire risultati errati o distorti. Per questo “piuttosto che pensare a cosa ne sarà del giornalismo dopo l’intelligenza artificiale – spiega Helberger – bisognerebbe pensare alla direzione in cui il giornalismo vuole andare grazie a questa tecnologia”.

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