Cpr e medici indagati. Gris Piemonte: “Rischi elevati, giusto non firmare le idoneità al trattenimento”

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“Potrebbero indagare sulle Asl di tutta Italia”. Dopo il caso dei sei medici di Ravenna perquisiti (l’ipotesi di reato è falso ideologico) per aver rifiutato di firmare l’idoneità per il trattenimento in Cpr o per il rimpatrio di alcuni migranti, arriva la solidarietà dei colleghi di Gris Piemonte, il gruppo immigrazione salute che afferisce alla Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm).

“La valutazione di idoneità, necessaria per l’ingresso in un Centro di permanenza per il rimpatrio, non può essere una visita completa: avviene in un momento molto concitato, con le guardie presenti – spiega la dottoressa Luisa Mondo, portavoce di Gris Piemonte – ai medici è richiesto di verificare che la persona non abbia malattie trasmissibili in corso, cioè che non presenti lesioni cutanee o congiuntivite, o altri problemi visibili, perché non c’è tempo di fare esami e di dichiarare che non manifesti disturbi psicologici o psichiatrici rilevanti. Nessuno però, non conoscendo queste persone, può dire come reagiranno una volta trattenute. Non sappiamo come affronteranno la detenzione, il non poter lavorare, non poter ricevere visite, eccetera.
L’organizzazione mondiale della sanità ha appena pubblicato il rapporto Health in Immigration Detention: Evidence Brief for Policy and Practice, in cui spiega che i cpr, i centri di detenzione, sono nocivi per la salute punto e basta, senza vie di mezzo, senza sconti. Un medico che si trova davanti una persona ha delle responsabilità, e una di queste responsabilità è non nuocere. Di conseguenza se io so che mando un individuo in un luogo dove so che starà sicuramente male, e non la conosco, non so se riuscirà a stare bene o se invece inizierà a fare dei tentativi anticonservativi, a praticare autolesionismo, se smetterà di mangiare, è chiaro che preferisco non dare l’idoneità”. A novembre, tra l’altro, il tribunale di Torino aveva definito il cpr cittadino come inadatto a tutelare la salute delle persone che vivono al suo interno.

Sulla condizione mentale dei detenuti pesa moltissimo l’incertezza: “È come se chiudessero noi in un posto pieno di sconosciuti e ci dicessero stai qui per 90 giorni, ma potrebbero essere di più, o potrebbe darsi che domattina ti svegli e ti rimpatrino, può darsi che non si trovi un accordo con il consolato del paese d’origine e quindi tu venga liberato di nuovo… come vivremmo una condizione del genere?” racconta Mondo. E questo senza nemmeno parlare della pratica diffusa di somministrare ai trattenuti psicofarmaci, testimoniata da rapporti e inchieste giornalistiche.

Proprio per via della patogenicità intrinseca dei centri nel 2024 la rete “Mai più lager – No ai cpr”, la Società italiana di medicina delle migrazioni e l’Associazione per gli studi giuridici sulla migrazione hanno lanciato un appello per la “presa di coscienza sulle condizioni e sui rischi per la salute delle persone migranti sottoposte a detenzione amministrativa nei cpr”.

“E’ anche stato preparato un modello di lettera di inidoneità – spiega Mondo – che è molto chiara, dice: io non conosco questa persona, non so come possa reagire, la letteratura mi dice che verosimilmente reagirà male, e io quindi in scienza e coscienza non sono nelle condizioni di dichiararla idonea. E’ lineare, ai medici viene chiesto di dichiarare qualcosa che non possono sapere, proprio in base al codice deontologico, e in base al giuramento quindi noi possiamo dire no, mi rifiuto”.

Nelle indagini, secondo un’indiscrezione de Il Giornale, potrebbe essere coinvolta anche la Simm: “ci indagheranno tutti, siamo parecchie centinaia, pazienza”, ride Mondo. “Se sceglieranno di proseguire in questa direzione potrebbero uscire moltissimi nuovi casi, a Firenze ad esempio si firmano pochissime idoneità, spesso arrivano persone già palesemente molto fragili. A Torino invece c’è una medicina legale più severa, se ne firmano abbastanza, comunque qualcuno non viene ritenuto idoneo… però è inconfutabile che a un medico non si possa chiedere di dichiarare qualcosa che non ha modo di sapere”.

La Simm, in un comunicato dal titolo “La cura non è reato”, ha dichiarato che “un procedimento di verifica su tale valutazione solleva rilevanti questioni in merito alla tutela dell’autonomia e dell’indipendenza del giudizio clinico, che deve rimanere fondato esclusivamente su criteri medici e deontologici e non può essere condizionato da esigenze estranee alla tutela della salute della persona”. Il ministro degli interni Piantedosi ha parlato di “una ideologia immigrazionista che si spinge fino a favorire la condizione di irregolarità ed impedire persino i rimpatri di soggetti con gravi precedenti penali”. A gennaio aveva diffuso alle prefetture una direttiva che suggeriva la possibilità di rimandare la visita, effettuandola non prima del trattenimento ma quando la persona già si trova nel cpr.

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