Un fiume, tanti fiumi. Quanti sono i modi per viverlo e apprezzarlo, non solo durante la bella stagione con la movida sui Murazzi. Entro la fine del 2026 nel tratto torinese del Po dovrebbe essere ripristinato il trasporto passeggeri, con due battelli elettrici che faranno la spola tra i Murazzi e Borgo Navile a Moncalieri. La navigazione sul Po era stata interrotta nel 2016, dopo che una grave inondazione del fiume aveva fatto arenare le imbarcazioni che avevano svolto fino ad allora il servizio. Se il Po tornerà a essere navigabile da cittadini e turisti, c’è già chi da decenni percorre le sue acque: i canottieri degli storici circoli sulle sponde del fiume. Ma il maggiore fiume di Torino è anche l’habitat di migliaia di specie. Un patrimonio di biodiversità, limitato dall’urbanizzazione ma con aree di importante valore naturalistico.
Il nuovo progetto per la navigazione
Il Po quest’anno dovrebbe cambiare volto. Dalla fine del 2026 è infatti previsto il ripristino della navigazione, a dieci anni dalla sospensione del trasporto passeggeri sulle acque torinesi. Fino al 2016 navigavano sul fiume due battelli gestiti da Gtt, “Valentino” e “Valentina”: smisero di essere utilizzati dopo la grave inondazione del novembre 2016, che li fece naufragare all’altezza dei Murazzi. Ora a sostituirli saranno due catamarani elettrici, prodotti dall’azienda finlandese, “Mente Marine”: avranno una capienza massima di 59 persone e percorreranno una distanza di circa 7 chilometri tra i Murazzi e Moncalieri.
Gli attracchi saranno cinque: ai Murazzi, al Borgo Medioevale nel parco del Valentino, all’altezza della zona di Italia 61, alle Vallere e a Borgo Navile. Quando non saranno operativi, i due catamarani “riposeranno” in una darsena in costruzione al parco Fioccardo. Vicino all’attracco dei Murazzi sorgerà anche un hub informativo su tutto ciò che riguarda il fiume, anch’esso in fase di realizzazione. Il costo complessivo dei lavori di ripristino della navigazione, finanziati con fondi Pnrr, è di circa 9,1 milioni di euro.
Chi già naviga sul fiume: i circoli canottieri
Il Po, però, c’è già chi lo naviga tutti i giorni. Per gli iscritti agli storici circoli di canoa e canottaggio della città, infatti, il fiume è il luogo prediletto dove fare sport e rilassarsi. Nei weekend si vedono decine di piccole imbarcazioni di appassionati scivolare sulle acque del fiume. La presenza dei due nuovi battelli aumenterà il traffico sul Po. Danilo Bazzini, presidente del circolo “Amici del fiume” di corso Moncalieri vede di buon occhio l’innovazione: “Sul fiume c’è spazio per tutti”, dice. Gli elementi da tenere d’occhio saranno formazione e norme per la sicurezza: “Le regole di navigazione saranno fondamentali. C’è posto per tutti nel senso che ci vuole buon senso, perché ogni modo di andare in barca richiede una formazione particolare, che può richiedere anche anni. Il battello sarà un elemento in più da valutare, ma contiamo su regolamenti adeguati e anche sul buon senso di tutte le persone che navigano. Come quando si va in strada e bisogna rispettare le regole”.
“Noi siamo utilizzatori quotidiani del Po, con tutte le specialità sportive del nostro circolo, dalla canoa al canottaggio. Proponiamo anche le specialità riservate alle persone diversamente abili, paracanoa e para rowing, e tutto ciò insieme all’attività di avviamento allo sport per i bambini: quindi è chiaro che abbiamo un’alta attenzione per le regole di navigazione. In generale – aggiunge – rispetto al progetto io sono ottimista: abbiamo navigato il fiume per decenni, pure negli anni Settanta e prima, quando era abbandonato, mentre oggi è un bel fiume, pulito, pieno di vita e con tanti praticanti. Sarebbe sbagliato limitarne l’utilizzo, perché è forse la più bella palestra a disposizione dei torinesi”.

Nuova navigazione, nuove regole
Il ripristino della navigazione impone, si è detto, di redigere un nuovo regolamento. Del nuovo “codice del fiume” si stanno occupando la Lega navale e altre realtà associative che vivono il fiume, assieme al Comune. Tra i redattori del nuovo regolamento c’è Mauro Crosio, già presidente del Circolo “Amici del fiume”, oggi alla guida della Federazione italiana canoa e kayak di Piemonte e Valle d’Aosta. “La base su cui lo stiamo sviluppando è il regolamento regionale, che interessa l’asta del fiume da Moncalieri fino al Meisino – spiega -. In certi tratti poi c’è il divieto di navigazione, dalla traversa Michelotti in avanti. Partiamo da questo regolamento regionale e andremo ad affinare le misure che servono a una navigazione di sicurezza nel tratto”.
Alcuni punti fermi del nuovo regolamento ci sono già: “Si andrà a regolamentare meglio la navigazione, ad esempio sotto i ponti, dove ci sono varie problematiche per le varie arcate: si andranno a definire meglio sotto quali arcate si potrà a passare e su quali invece no. In generale, chi passa dove, questo per aumentare la sicurezza”.
Navigazione sì, balneazione no
Questo dal punto di vista dell’uso antropico del fiume. Ma dal punto di vista ecologico qual è lo stato delle acque del Po a Torino? Sul sito di Arpa Piemonte lo stato complessivo del tratto cittadino (ottenuto tenendo conto del risultato peggiore tra lo stato ecologico e lo stato chimico delle acque) è definito “non buono”. “Essendo un fiume che attraversa la città e quindi molto antropizzato ha una qualità delle acque che si potrebbe definire mediocre”, spiega Francesca Bona, docente di Biomonitoraggio e gestione delle acque interne all’Università di Torino. “Ha elevate quantità di nutrienti, cioè azoto e fosforo, derivati dall’agricoltura e dagli scarichi. Contiene poi diversi microinquinanti: dalle microplastiche ai residui di farmaci e di sostanze stupefacenti, uniti all’inquinamento microbiologico”.
Per questi motivi, se a breve sul Po si rivedranno i battelli, difficilmente capiterà lo stesso con i bagnanti. La suggestione di rendere il fiume di Torino balneabile come si è fatto di recente con la Senna a Parigi non è realistica, secondo Bona: “Il Comune mi ha coinvolto in un tavolo di lavoro insieme ad altri soggetti per capire se fosse fattibile la balneabilità. La risposta, dati dell’Arpa alla mano, è stata no: c’è un rischio sanitario, di tipo microbiologico, perché in certi momenti, soprattutto quando le acque sono basse, rileviamo la presenza di batteri patogeni che derivano dagli scarichi. Non è quindi pensabile, allo stato attuale, rendere il Po balneabile”.
L’ecosistema del Po
Nonostante ciò, lungo il tratto torinese del Po non mancano delle zone di pregio dal punto di vista naturalistico. Alcune sono delle piccole oasi. “Ad esempio, il tratto che va verso San Mauro Torinese, nell’area della riserva naturale del Meisino, ospita una grande colonia nidificante di aironi, che ha una valenza naturalistica per la biodiversità molto grande – spiega la Bona -. In generale, le aree più naturali coincidono con le zone dove ci sono dei parchi cittadini, come l’area del Valentino. Anche più a monte del fiume, verso Moncalieri, le sponde sono abbastanza ben conservate”.
Una zona particolare è quella al di là della traversa Michelotti, la “diga” che taglia il Po all’altezza del ponte Vittorio Emanuele I. “Qui ci sono delle zone abbastanza naturali, ma la presenza della diga costituisce un elemento di regolazione artificiale che in periodi di siccità contribuisce alla presenza di acque molto basse nel tratto a valle, quindi condizioni difficili per le comunità acquatiche”.
Il tratto torinese del Po è la “casa” di migliaia di specie: un ecosistema variegato e complesso, delicato da punto di vista della tutela ambientale. Quanti animali e piante ospita? Una risposta la si può trovare consultando il sito iNaturalist, una community online dove naturalisti di professione e appassionati possono caricare le informazioni sulle proprie osservazioni di specie animali e vegetali in una certa area. Un progetto “ad hoc” riguarda le Aree protette del Po piemontese. Se si seleziona come zona la città di Torino, i dati riportano poco meno di 4mila specie diverse osservate dal 2022.
Una pianta “nemica” della navigazione
Nel conteggio degli organismi legati all’ecosistema del Po dominano le piante. Tra queste, ce n’è una in particolare che non dovrebbe esserci e che ha effetti negativi anche sulla navigazione: è una pianta acquatica di provenienza americana, l’Elodea nuttallii, detta anche “peste d’acqua”: “Compare sul Po ormai da qualche anno – spiega Bona -. C’è tutti i mesi, ma diventa molto visibile, perché più sviluppata, soprattutto d’estate”. Non si tratta di un’alga, ma di una vera e propria pianta, estremamente infestante: “Si sviluppa tantissimo e crea molti problemi all’ecosistema, perché diventa invasiva e dominante. Crea anche moltissime problematiche alla navigazione, limitandola fortemente, e infatti periodicamente il Comune cerca di rimuoverla”.
Come altre specie dell’ecosistema del Po, anche l’elodea è alloctona, cioè proviene da un areale diverso da quello in cui si trova ora. “Arriva dagli Stati Uniti e quindi da climi temperati, non tropicali. Utilizzata come pianta ornamentale negli acquari, è probabile che sia poi finita accidentalmente nel Po attraverso gli scarichi. Questa pianta potrebbe essere arrivata così da noi, trovando poi purtroppo delle condizioni nuove che le hanno permesso di espandersi”.

L’impatto della navigazione
Il ripristino della navigazione sul Po potrebbe essere l’occasione per divulgare criticità come questa alla cittadinanza. Ma anche per informare sulla ricchezza dell’ecosistema fluviale. In generale, che impatto avrà la navigazione sugli equilibri del fiume? “Secondo me sarà limitato, trattandosi di imbarcazioni elettriche – conclude la professoressa Francesca Bona -. Soprattutto se avrà l’effetto di portare più persone sul Po, in modo da far conoscere di più il fiume e sensibilizzare le persone sul fatto che il Po non sono solo i Murazzi, ma è un vero e proprio ecosistema che abbiamo in città, dove si trova la maggiore biodiversità. Come Università stiamo già collaborando con il Comune nella divulgazione di queste tematiche”.