Fine vita, Filomena Gallo: “Le linee guida sono deboli, serve una legge”. E la Regione ferma di nuovo l’iter per l’uomo seguito da Asl To4

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“Finalmente, dopo sette anni, la regione Piemonte si è ricordata di confermare quello che viene applicato in tutta Italia”, Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni, commenta così l’invio delle linee guida sul suicidio medicalmente assistito alle Asl piemontesi. “Ma una circolare è debole a livello normativo, se cambiasse la direzione politica ci metterebbero un giorno a eliminarla. Noi insistiamo perché venga emanata una legge regionale vincolante”, continua.

La scorsa settimana, dopo mesi di attesa, l’Asl To4 ha riconosciuto a un paziente di Chivasso il diritto a procedere con il suicidio medicalmente assistito, fondato sulla sentenza della Corte costituzionale n. 242 del 2019, relativa al caso Dj Fabo-Cappato. Subito dopo, però, l’azienda sanitaria ha dichiarato che non avrebbe fornito né l’assistenza né il farmaco necessari per la procedura. “L’Asl non poteva emanare quella delibera, per la giurisprudenza costituzionale il fine vita deve avere luogo nell’ambito del servizio sanitario nazionale. Rifiutarsi è un’omissione, è andare contro a una sentenza della corte costituzionale che ha portata di legge”, afferma Gallo.

“La Consulta a dicembre ha confermato che le Regioni possono legiferare sul fine vita, anche in assenza di una norma nazionale: per questo presenteremo nuovamente la proposta di legge di iniziativa popolare Liberi subito in tutte le Regioni, incluso il Piemonte. Che non potrà più usare quella pregiudiziale di costituzionalità con la quale ha bloccato l’iter nel 2024, e che abbiamo impugnato di fronte al Tar”.

Dalla Regione, nel frattempo, è arrivato un nuovo dietrofront, che di fatto impone uno stop all’iter per l’accesso al suicidio assistito dell’uomo di Chivasso. Il direttore della Sanità Antonino Sottile, infatti, ha fatto sapere che quella diffusa alle Asl è “una mera circolare esplicativa, non si tratta di linee guida, né di una regolamentazione” e, soprattutto, che “non è mai stato detto che sarà la Regione a pagare il farmaco fine-vita.” Secondo Sottile, infatti, la spesa potrebbe non essere inclusa nei costi previsti dai Lea, i livelli essenziali di assistenza. Per poter procedere si aspetta un chiarimento dal ministero della Salute.

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