“Mi scusi ma secondo me questo discorso non è giusto”. Una studentessa alza la mano. Nell’aula magna della Cavallerizza Reale è appena risuonata una strofa di Tony Effe che parla di un rapporto orale. Siamo all’evento Come un’Onda, contro la violenza sulle donne, organizzato da Università di Torino, Giornale Radio Rai, GR Parlamento, il condirettore di Radio 1 Stefano Mensurati l’ha usata come esempio per parlare di come la musica possa spingere i giovani ad accettare modelli negativi, paragonandola a Lella di Edoardo de Angelis, che racconta un femminicidio dal punto di vista dell’assassino.
Lei, la studentessa, non ci sta: “Questa è una canzone che parla di sesso, se i ragazzi sono violenti il problema è più profondo, dipende dalla quello che imparano a casa, non lo diventano perché ascoltano la trap”. Ma il dialogo si arena subito. Mensurati risponde che la musica è un sintomo, un esempio, la ragazza, iscritta al liceo artistico Passoni, vorrebbe proseguire ma non ha più il microfono. Un altro studente ha la mano alzata. Si passa oltre.
Eppure forse il nodo è questo, i giovanissimi (qui si parla di studenti delle medie e dei primi anni del liceo) non ci stanno a farsi spiegare il mondo dagli adulti – borbottano quando la domanda “a chi di voi piace questo genere di musica” è seguita da “spero di non vedere mani alzarsi” – ma dove potrebbe nascere un dibattito ci si incaglia. Mancano gli strumenti, un linguaggio comune.
Lo ammette Mensurati: “C’è un problema di fondo, la radio e la televisione si rivolgono a un pubblico adulto, non riescono a intercettare il pubblico giovanile che invece si è spostato sui social, che oltretutto possono mandare messaggi distorti”. Il condirettore, però, si tira indietro, l’educazione contro la violenza sulle donne non compete al servizio pubblico: “Una corretta informazione è importante, ma io credo che il messaggio principale debba arrivare da altre fonti, che sono soprattutto la scuola e la famiglia, che ci debba essere un’alleanza tra scuola e famiglia per informare i giovani e metterli in guardia dalle deviazioni”. Come la violenza, ma anche “il bullismo, o l’uso delle droghe leggere”.