“Dimissioni immediate”, “basta ambiguità”, “strumentalizzazione”. È un consiglio comunale più acceso del solito quello andato in scena ieri sera, lunedì 2 febbraio, nella Sala rossa del comune di Torino. Difficile aspettarsi qualcosa di diverso quando l’argomento principale di discussione è la manifestazione del 31 gennaio organizzata in solidarietà al centro sociale Askatasuna, sgomberato a dicembre. Sono scese in strada almeno 20 mila persone (secondo la Questura, mentre per gli organizzatori i partecipanti erano 50 mila) che hanno sfilato pacificamente per le vie del centro, prima che la situazione degenerasse in guerriglia urbana: alla fine, il bilancio è di circa cento feriti tra le forze dell’ordine, decine di manifestanti in ospedale e 164 mila euro di danni.
Dopo una breve ricostruzione dei fatti precedenti alla manifestazione, il sindaco Stefano Lo Russo spiega: “All’altezza di Rondò Rivella una parte del corteo ha acceso fumogeni, si è bardata e si è diretta verso corso Regina. I violenti erano circa 1500 persone. Per ora, due di loro sono stati arrestati e 24 denunciati dalla questura.” Il primo cittadino ha poi elencato tutte le realtà colpite sabato sera, dai commercianti ai giornalisti, fino alle persone che sono rimaste chiuse in casa per sfuggire alle violenze.
Ma al centro del dibattito c’è la partecipazione di esponenti di Alleanza Verdi-Sinistra alla manifestazione, polemica che ha già prodotto una mozione di sfiducia nei confronti dell’assessore alle Politiche sociali Jacopo Rosatelli. Una partecipazione, secondo il sindaco, legittima: “Tutte le forze politiche hanno preso distanza dalle violenze. Chi pratica la violenza fa, consapevolmente o meno, un favore alla destra più reazionaria. Decine di migliaia di persone hanno sfilato in modo pacifico, la loro azione è stata oscurata da frange di violenti”.
Lo Russo ha poi voluto sottolineare la necessità di non banalizzare gli avvenimenti di sabato, chiedendo correttezza ai suoi avversari politici. “La città di Torino è ferita nella sua anima civile – ha dichiarato il sindaco -. Non è il mio ruolo, ma da cittadino mi aspetto che le istituzioni tutelino l’ordine pubblico. Con la premier Giorgia Meloni c’è stato un colloquio corretto e rispettoso, a differenza di quanto avvenuto con esponenti locali del suo partito. Usare episodi del genere per regolare conti politici è da irresponsabili perché piega i fatti alla propria narrazione. La semplificazione in politica è spesso un sinonimo di strumentalizzazione”. Per poi concludere: “Con le quasi quattro ore di manifestazione pacifica, la città ha mostrato ancora una volta la forza silenziosa della sua parte migliore”.
Un intervento che non è piaciuto alle forze di opposizione, che sono tornate a chiedere le dimissioni dell’assessore Rosatelli. Duri attacchi al sindaco sono arrivati da Fabrizio Ricca (Lega), che ha affermato: “Una parte della sua maggioranza strizza l’occhio alla frangia antagonista, questa politica fatta male legittima le violenze. L’estrema sinistra che c’è in Consiglio è la stessa che partecipa a occupazioni e assemblee insieme ai violenti”.
“Non credo che quella che è scesa in piazza sabato sia la parte migliore della città, tant’è che io non c’ero”, ha esordito il consigliere Radicale Silvio Viale, che ha poi accusato apertamente Avs: “Eravate lì sapendo chi c’era e quale era il piano d’azione”.
Dai banchi della maggioranza ha risposto Emanuele Busconi, di Sinistra ecologista: “Ci dissociamo da tutte le violenze. Chi le ha compiute non ha davvero a cuore il futuro di Vanchiglia, né tantomeno ha rispetto per i torinesi”.
Per il Movimento 5 Stelle ha parlato Valentina Sganga: “La violenza è sempre sbagliata? Perché sembra che la destra utilizzi la violenza di Torino come propaganda, una passerella politica. Un’ipocrisia di chi ha taciuto di fronte alle violenze delle forze dell’ordine. Askatasuna è un pretesto, costruito e usato per una sola ragione: colpire il dissenso”.