“Percorso 27”, Fondazione Crt e Cnel insieme per il futuro dei detenuti

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In Italia circa il 68% dei detenuti è recidivo. Il dato è noto (l’associazione Antigone pubblica report annuali sulla situazione del sistema carcerario italiano, l’ultimo nel 2025), e fotografa un sistema che ha fallito nella sua funzione costituzionale: rieducare e reinserire nella società. Da questa evidenza nasce “Percorso 27 – Formazione e lavoro oltre la pena sulle orme di Giulia di Barolo”: un progetto che, ispirandosi alla figura della mecenate Giulia di Barolo, punta a far crescere il numero di detenuti che lavora fuori dal carcere, in modo da aiutarli a costruire un’alternativa di vita legale una volta scontata la pena.

L’iniziativa è promossa e finanziata da Fondazione Crt in collaborazione con l’associazione Con voi Aps, che si occuperà dell’effettiva attuazione delle attività, e rientra nell’ambito del progetto “Recidiva zero” del Consiglio nazionale per l’Economia e il Lavoro (Cnel), il cui scopo è abbattere la percentuale di recidiva in Italia. Tra gli altri partner ci sono la Fondazione industriali di Cuneo, Sviluppo lavoro S.p.a. e l’associazione Robert F. Kennedy Human Rights Italia.

Già nel 2024 il Cnel aveva commissionato uno studio sui benefici del lavoro tra i detenuti, ed è emerso come tra questi la percentuale di recidiva scenda al 2%. Ma nel nostro paese solo una percentuale minima accede a percorsi di lavoro, e la maggior parte lavora comunque all’interno delle carceri. Dei 1.471 detenuti presenti nel carcere Lorusso-Cotugno di Torino 314 lavorano, il 21%. Tra questi, solo 44 lavorano all’esterno del carcere, meno del 3% del totale degli ospiti (dati del ministero della Giustizia).

“Percorso 27” interviene proprio su questo: il progetto prevede una sperimentazione biennale durante la quale verranno inseriti lavorativamente tra i 60 e gli 80 detenuti. Tre le fasi operative: profilazione dei partecipanti per costruire percorsi personalizzati, formazione multidisciplinare per sviluppare competenze trasversali e professionali, e infine l’accompagnamento nel percorso di inserimento lavorativo. L’intero percorso viene monitorato e valutato per determinarne l’efficacia.

“L’obiettivo è mettere insieme sicurezza e dignità, sicurezza e inclusione – ha dichiarato Renato Brunetta, presidente del Cnel -. E rendere effettiva la finalità rieducativa della pena, come richiesto dall’articolo 27 della Costituzione”. L’anno scorso a rendersi protagonista di un progetto simile era stata l’Unione industriali di Torino, a dimostrazione di quanto il tema del recupero delle persone detenute sia sentito nel capoluogo piemontese.

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