Automotive e industria, il sindaco Lo Russo: “Serve un processo di reindustrializzazione”

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“Torino necessita di un processo di reindustrializzazione” così il sindaco Stefano Lo Russo sulla questione Stellantis. Condizioni e competenze non ripetibili altrove sono la base da cui ripartire secondo Lo Russo, che si è detto disponibile ad aprire un tavolo proprio sul tema reindustrializzazione, in occasione dell’incontro con i sindacati dal titolo “Il futuro industriale della città e del territorio”. Al centro del dibattito l’annosa questione dell’automotive. 

Una delle nuove problematiche riguarda la minaccia di delocalizzazione in Algeria da parte di Stellantis. Sul tema delocalizzazione Lo Russo sottolinea il problema strutturale: “C’è una grande questione energetica: produrre in Italia è molto più costoso rispetto ad altri paesi. Un problema che non può essere risolto né dal comune né dal sindacato. Serve un piano che veda questa come questione centrale. Se vogliamo davvero continuare a credere al futuro industriale penso che il Paese debba prendere in mano la questione”.

Anche Alberto Cirio, presidente della Regione, accoglie la richiesta di collaborazione dei sindacati. I sindacati presenti, Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcf, incassano il favore, ma chiedono un vero impegno della politica. Per farlo scenderanno in piazza il 14 febbraio con l’iniziativa “Innamòràti di Torino”. La volontà di porre due accenti mira a giocare sul cambio di significato della parola per Edi Lazzi, segretario generale della Fiom-Cgil di Torino, che evidenzia alcune delle richieste dei sindacati: “Con la manifestazione diciamo che l’auto non può essere tutto per l’industria torinese. C’è bisogno di una politica industriale con più Europa. Quando si parla di risorse mi chiedo come mai per il riarmo non siano limitate”.

Proprio sulla gestione dell’Unione europea sul settore automotive è intervenuto l’eurodeputato Giorgio Gori: “Il Green Deal non è il male assoluto come viene presentato. Se si parla di automobile, bisogna mettere in fila i problemi e per me il Green Deal non è né il primo né il secondo in ordine di importanza”. Gori insiste anche sui limiti dell’ambizione di passare all’elettrico. Un progetto giudicato difficile poiché “non si può caricare tutto sulle spalle dei produttori, bisogna tenere in conto il costo e il potere d’acquisto”. C’è poi la questione batteria “Sono tecnologie che non controlliamo e su cui la Cina ha grande potere”.

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