Il voto per i fuorisede in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo è ancora bloccato. Per Marco Grimaldi, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, “o la prossima settimana i nostri emendamenti passano in Commissione o sarà molto più difficile che passino in aula”. Ad aspettare una mossa dal mondo della politica sono circa 5 milioni di persone, fra studenti e lavoratori. “Io credo che questa sia una sfida per tutti” sostiene Grimaldi.
Le sperimentazioni sono arrivate a quota due. Alle elezioni europee dell’8 e 9 giugno 2024 il governo Meloni aveva introdotto un sistema sperimentale per garantire il diritto di voto dei soli studenti fuorisede, e non dei lavoratori. Anche per il referendum abrogativo sul lavoro e cittadinanza di giugno 2025 era stata data questa possibilità. Per Grimaldi garantire questo diritto costerebbe meno di altre soluzioni: “Sono dei costi che la democrazia deve sapere gestire. Anche perché qual è l’alternativa? Treni e aerei non vengono messi a disposizione. Io credo che altre soluzioni sarebbero ben più costose”. La richiesta arriva prima di tutto dal basso. Il 24 ottobre 2025 la proposta di legge “Voglio Votare Fuorisede” ha superato le 50mila firme con oltre due mesi di anticipo rispetto alla scadenza fissata per il 2 gennaio 2026.
Sul referendum di marzo resta l’incognita e le opposizioni chiedono rassicurazioni. Durante un question time alla Camera, il deputato di Più Europa Riccardo Magi ha chiesto al Governo se ci sarà una terza sperimentazione: “Chiediamo anche che sia consentito il voto a quei circa 5 milioni di italiani, studenti fuorisede e lavoratori fuorisede, rispetto ai quali il Governo aveva accettato questo principio; tuttavia, la legge delega è stata approvata solo in un ramo del Parlamento, ed è ora “parcheggiata” al Senato”. Grimaldi chiama in causa la presidente del Consiglio: “Se Meloni è così sicura di vincere il referendum non dovrebbe avere paura che altre persone vogliano votare. Tra l’altro non c’è il quorum, ha ancora meno senso questa discussione”.
Per l’esecutivo le sperimentazioni del 2024 e 2025 sono state poco soddisfacenti per le poche richieste presentate. Secondo quanto riporta Pagella Politica, gli studenti fuorisede che a giugno dello scorso anno hanno fatto richiesta e ottenuto il permesso per votare sono stati circa 24mila, pari a solo al 4 per cento dei circa 591mila studenti fuorisede presenti in Italia. Alle europee, poi, ha effettivamente votato l’80,8 per cento di chi ha potuto beneficiare di questo permesso elettorale, ossia oltre 19mila studenti fuorisede. Per Grimaldi il punto è un altro: “Se c’è la possibilità di far votare anche solo una persona in più non si capisce perché questo strumento non dovrebbe essere utilizzato. Anche per questo referendum sarebbe una disposizione ad hoc sul caso, perché una direttiva generale manca ancora, sarebbe un’altra cosa”.