Aumento del welfare, politiche di genere, cambiamenti nella gestione dei permessi, clausole di salvaguardia e rafforzamento della formazione. “Questo contratto è ottimo, il migliore possibile”. Lo annuncia senza mezzi termini Lino Malerba, segretario generale della Fiom Piemonte, durante l’assemblea delle assemblee di Fiom-Cgil Piemonte. Al centro il tema del rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici, che verrà votato dalle lavoratrici e dai lavoratori tra il 18 e il 20 febbraio. Il contesto è quello piemontese: un quadro in grande difficoltà, in cui “la cassa integrazione è cresciuta del 140% in due anni, anche se il governo sostiene che non ci sia un problema occupazionale”, sottolinea Malerba. “Sembriamo degli alieni in un mondo che sta andando in una direzione che stravolge la libertà e la democrazia. Così – conclude Malerba -, gli ultimi diventano ancora più ultimi e più poveri”.
Michele De Palma, segretario generale della Fiom, cita i casi di Stellantis, Iveco ed ex Ilva, parlando di “emergenza a Torino, di cui si devono far carico immediatamente non solo le istituzioni locali, ma anche il governo. Noi non festeggiamo per la 500 ibrida a Mirafiori, ma quando ci sarà una nuova linea produttiva e torneranno a Torino la ricerca e lo sviluppo. La soluzione è tornare a produrre le auto per tutti, dobbiamo pensare alle automobili che possono essere acquistate da chi le produce, non i suv che rimangono nei garage perché nelle città non riescono a circolare”.
De Palma va all’attacco il governo: “La delocalizzazione di Stellantis in Algeria, dove ci sono standard inferiori, è inaccettabile e va contrastata. C’è un bisogno urgente di un tavolo istituzionale in Regione, a cui partecipino anche il governo e le imprese. Rivolgo un appello anche al sistema delle imprese e della componentistica: non si può continuare a stare fermi, bisogna che le forze produttive di questa città si impongano”.
Il contratto
Ci sono conferme e alcune novità. Nell’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro spicca la cosiddetta clausola di salvaguardia – il recupero automatico parziale dell’inflazione -, che si lega a un aumento pari a 205,32 euro lordi per il livello medio C3, che corrisponde a una crescita del 9,64% dello stipendio base lordo minimo garantito. Aumenta anche il welfare, passando da 200 a 250 euro annui e sarà riconosciuto entro febbraio 2026, mentre negli anni successivi l’erogazione continuerà nel mese di giugno.
Cambia l’orario di lavoro e la conciliazione lavoro-famiglia. L’obiettivo della riduzione dell’orario lavorativo viene raggiunto in parte. A partire dal 1° gennaio 2026 sono introdotti tre giorni di permesso annui per le malattie dei figli fino a quattro anni di età. Inoltre, sono previste 48 ore di permesso annuali per chi lavora in sistemi di turnazione di 18 o 21 turni settimanali. In più è stato ridotto a sette giorni il preavviso per la richiesta di fruizione dei permessi ed è stato introdotta la possibilità di per i lavoratori di assentarsi dal lavoro nel caso di eventi imprevisti e nel limite di tre volte all’anno.
Poi è stato piantato un seme per un discorso di inclusività lavorativa: per la prima volta nella storia del metalmeccanico è stata introdotta l’identità di genere. Grande attenzione viene infine data al tema della formazione, finalizzata a supportare lo sviluppo di competenze dei lavoratori nei casi di riorganizzazione, riconversione e ristrutturazione aziendali. Sono stati previste 4 ore di formazione aggiuntiva, alle già previste 24 ore, per i lavoratori che rientrano da un’assenza continuativa
“Ragioniamo in prospettiva, per un mondo più pulito, in cui le persone lavorino meno e siano felici”, spiega Malerba. E anche negli interventi dall’assemblea si registra un clima di soddisfazione e preoccupazione insieme: perché il contratto va bene, ma il contratto non basta.