Ascolto, relazione, rete. “Sono le parole chiave del progetto Barriera Unite” spiega Lucia Bianco, vicepresidente del gruppo Abele. L’obiettivo è la rigenerazione urbana dei Giardini Saragat, nel quartiere di Barriera di Milano. Da febbraio 2025 insieme al gruppo Abele collaborano diverse realtà del terzo settore, “per creare un presidio di comunità che rafforzi le relazioni tra chi frequenta il giardino” aggiunge Bianco.
Il futuro dei Giardini di via Leoncavallo passa anche dall’architettura, con la rigenerazione gestita dal Collettivo Fresco, un ambiente multidisciplinare che unisce architettura e progettazione partecipata. Un impegno che per don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele, “dà respiro alle persone e crea energia di legami nei territori”.

Il progetto Barriera Unite è diventato un presidio attrezzato in via Leoncavallo grazie al bando della città di Torino “ImpatTo”, la misura di innovazione sociale finanziata dal Programma nazionale Metro Plus. “Abbiamo impiegato questi fondi in punti strategici della città – spiega l’assessora all’Innovazione Chiara Foglietta -. Abbiamo investito in undici progetti per creare e promuovere spazi di comunità che intercettino i bisogni dei residenti”. L’impegno è preciso: “Essere sentinelle sulla strada”. È la missione che porta avanti anche Nicola Pelusi, referente del servizio Educativa di strada del gruppo Abele.
“Si sentono predicare le parole repressione e reclusione, noi dobbiamo continuare a praticare prevenzione e inclusione”, denuncia don Ciotti. “Questi investimenti sono positivi ma insufficienti. La politica – non solo a Torino – si preoccupa dei giovani, ma non se ne occupa”. Anche per chi opera sul territorio si tratta solo “di una fetta di pane”, come spiega Pelusi: “Riusciamo a ridurre in modo minimo il divario di fragilità che queste persone vivono. Vogliamo che questo progetto sia un richiamo alla politica per cambiare ritmo”. Al gruppo Abele basta un furgone. “Creiamo un oratorio laico a cielo aperto, arrivando sulle strade con giochi e attività per un momento di inclusione non formale”. Per i volontari questa è un’occasione per incontrare le ragazze e i ragazzi, far raccontare le loro storie e i loro vissuti come racconta Pelusi: “Da quasi un anno il riscontro è ottimo, ogni mercoledì ci troviamo ai giardini Saragat. Non abbiamo bisogno di niente, ci basta parlare con loro”.
Con Barriera Unite si lavora per la riappropriazione positiva degli spazi, “la vera sfida della pubblica amministrazione” secondo Valerio Lomanto, presidente della Circoscrizione 6. Il progetto non punta a cancellare le difficoltà, “che vanno riconosciute per costruire qualcosa di diverso”. Ai Giardini Saragat il Comune ha speso 18mila euro in un anno per riqualificare le strutture ludiche presenti. “Questo è un fatto, abbiamo anche chiesto maggiore presenza di Polizia locale – sottolinea Lomanto – ma dobbiamo essere pratici e portare soluzioni concrete”. Sul tema sicurezza per don Ciotti la via è unica: “La città sicura è quella in cui ci si prende cura”.