Più soldi e più tutele, ma non per tutti. Cgil e Uil annunciano lo stato di agitazione contro l’indennità di Pronto soccorso differenziata prevista dalla Regione Piemonte solo per infermieri, ostetriche e infermieri pediatrici. “Non dobbiamo rompere l’unità creata fra noi professionisti con queste discriminazioni – sostiene Nazzareno Arigò, segretario generale Uil Fpl -. Ognuno deve ricevere quello che è giusto”. Lo stato di agitazione inizierà il 23 gennaio con un flashmob. Lo slogan è chiaro: “Siamo tutti Pronto soccorso”.

Silvia lavora come tecnico di laboratorio all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino: “Il nostro disagio lavorativo dipende dalla inderogabilità della refertazione rapida. Avere questa indennità sarebbe un compenso equo dovuto allo stress lavorativo a cui siamo sottoposti. Tutti i giorni noi cerchiamo di effettuare le analisi nel minor tempo possibile. Non siamo fisicamente nel Pronto soccorso ma collaboriamo con il suo personale”.
E il rischio sollevato dalle sigle sindacali è proprio di attriti e rotture all’interno delle equipe che lavorano in sinergia. Restano fuori dall’aumento dell’indennità anche gli operatori socio-sanitari: “Io lavoro come Oss in Pronto soccorso all’ospedale Maria Vittoria, è un luogo dove il disagio è una realtà quotidiana – racconta Sara -. Chiediamo alla Regione Piemonte equità, rispetto e coerenza: a parità di contesto e disagio deve corrispondere parità economica”.
E proprio sulla risposta della Regione restano dei buchi. Per Massimo Esposto, segretario generale Fp Cgil, “è accaduto un evento inedito: l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi dopo la nostra dichiarazione di agitazione ha disdetto l’accordo regionale tramite social”.
La decisione sull’indennità differenziata è stata presa il 7 gennaio. La smentita social è arrivata tre giorni dopo, il 10 gennaio. “L’indennità di Pronto soccorso per i tecnici di radiologia è stata al centro dell’incontro di oggi” recita un video postato su Instagram dall’assessore. “È evidente che nel Pronto soccorso tutti i professionisti patiscono carichi di lavoro insostenibili – sottolinea Esposto -. La Regione deve fare una cosa che non ha mai fatto prima: investire in capitale umano”.
L’accordo prevede degli aumenti nel 2026 solo per il personale infermieristico, mentre lo stipendio rimane inalterato per il resto del personale, “creando un’ulteriore spaccatura” denuncia Arigò. Nel 2025 per gli infermieri sono stati stanziati dai 22 ai 32 euro in più. Per il resto del personale dai 12 ai 18 euro. La richiesta lanciata da Esposto va in un’altra direzione: “Non accetteremo che la Regione tolga un euro a chi oggi ha l’indennità garantita. Noi vogliamo che trovino le risorse investendo finalmente per la prima volta”.
L’indennità è arrivato in seguito alla sottoscrizione del contratto collettivo nazionale di lavoro 2022-2024, che Cgil e Uil non hanno firmato. L’assessore Riboldi promette: “Ora il nostro impegno prosegue per una riforma complessiva che dia risposte adeguate al personale sanitario impegnato in un contesto delicato e complesso”. Ed è proprio questa complessità che per le sigle sindacali Uil e Cgil è stata dimenticata. “La pandemia non ha insegnato niente a nessuno – denuncia Esposto -. Li chiamavamo i nostri eroi”.