Settantatrè. Sono i giorni che separano la prima partita di Luciano Spalletti alla guida della Juventus da quella di ieri, 12 gennaio, entrambe contro la Cremonese. Dalla vittoria per 1-2 allo Zini di Cremona alla manita all’Allianz Stadium, l’ex commissario tecnico della Nazionale ha rivoluzionato la Juventus e lo dicono innanzitutto i numeri: in 15 partite tra Serie A, Champions League e Coppa Italia sono arrivate 10 vittorie e solo una sconfitta, sul campo del Napoli. Spalletti in media ha guadagnato 2,27 punti a partita, esattamente uno in più del suo predecessore Igor Tudor, che aveva lasciato la Vecchia Signora all’ottavo posto con 12 punti e otto partite senza vittorie. Dall’arrivo di Spalletti, il cambio di rendimento è stato evidente sia in termini di gol segnati (28) sia di quelli subiti (9), e la classifica ha cominciato a sorridere: aspettando i recuperi, Yildiz e compagni condividono la terza posizione con Napoli e Roma. In questi 73 giorni solo l’Inter capolista ha conquistato più punti della Juventus spallettiana.
Ambizione: la parola d’ordine di Spalletti
Si era presentato con l’espressione di chi non aveva digerito il fallimento in Nazionale, appena dopo il trionfo in campionato con il Napoli, e la sicurezza di poter riportare in alto la Juventus: “Se non avessi creduto che questa squadra abbia delle potenzialità nonostante abbia passato momenti difficili, perché avrei dovuto accettare un contratto di otto mesi?”, aveva dichiarato nella conferenza stampa di presentazione. La parola d’ordine, ripetuta anche prima della vittoria in casa contro la Cremonese, è ambizione: “A noi deve venire in maniera naturale l’ambizione di essere squadra e volersi giocare la partita a viso aperto contro chiunque. È la storia di questa società, di chi ci ha preceduto”.
Ambizione fa rima con aspirazione, incarnata dal motto bonipertiano “vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”: lo scudetto, tanto lontano all’arrivo di Spalletti e ora mai stato così alla portata. “Spero di rientrare nella corsa scudetto. Le intenzioni devono essere al massimo”, aveva commentato il primo giorno in bianconero. Ieri ha optato per un approccio più realista, definendo Inter e Napoli “su un altro livello”. Ma non non c’è resa nelle sue parole, perché, ha aggiunto, “dobbiamo crescere ancora per arrivare a quel livello lì, dobbiamo fare degli step e dobbiamo farlo velocemente”. Insomma: farsi trovare pronti per gli scontri diretti. L’obiettivo rimane la qualificazione alla Champions League, ma le ultime prestazioni fanno ben sperare i tifosi bianconeri, in vista di un girone di ritorno che si preannuncia molto equilibrato nella parte alta della classifica.
Kalulu, McKennie e Yildiz gli intoccabili. E ora il mercato
La rivoluzione copernicana di Spalletti è stata ovviamente anche tattica. Il tecnico toscano ha gradualmente abbandonato la difesa a 3 per abbracciare un modulo a lui più congeniale: il 4-2-3-1. Nelle prime partite la difesa a quattro si era vista in fase di possesso, per poi mantenere una linea difensiva a cinque quando la palla era degli avversari. Dal pareggio in casa con il Lecce, arrivato dopo un’ottima prestazione bianconera, il passaggio al nuovo sistema è stato evidente. Un cambiamento in punta di piedi, ma mantenendo fissi alcuni elementi. Il primo è sicuramente la qualità di Kenan Yildiz. Spalletti non ha mai fatto mistero della sua ammirazione verso il numero dieci: “Non sa quanto è forte e considerato dagli avversari”, aveva commentato dopo Juve-Roma. Il classe 2005 lo sta ripagando con lampi, prestazioni importanti e, ovviamente, gol: sono cinque nelle ultime dodici gare, a cui si aggiungono tre assist.
Mediano, trequartista, esterno e terzino. Quattro posizioni in un’unica persona: Weston McKennie. Dall’arrivo di Spalletti, l’americano ha girato per il campo diventando, grazie alla sua duttilità, un elemento indispensabile, garantendo sempre prestazioni ampiamente sufficienti. E poi c’è Pierre Kalulu, che non ha saltato neanche un minuto dall’inizio della stagione. L’ex difensore del Milan è probabilmente colui che ha permesso il cambio modulo, potendo giocare sia da braccetto nella difesa a 3, sia da terzino in quella a quattro. Un intoccabile, anche per l’assenza di un vero sostituto. Spalletti ha ammesso che “ci sono dei ruoli in cui siamo un po’ scoperti”. Per questo motivo è noto l’assalto a un vice Yildiz, con Federico Chiesa che piacerebbe all’allenatore toscano. Nelle ultime ore si parla anche di un nuovo terzino destro, da affiancare proprio a Kalulu: Oscar Mingueza del Celta Vigo. Oltre al mercato dei giocatori però sulla scrivania di Damien Comolli c’è anche il contratto di Spalletti, in scadenza a giugno. La sensazione è che alla dirigenza bianconera il cambiamento sia palese e che presto le parti possano sedersi al tavolo per prolungare il matrimonio.