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Per il nuovo questore di Torino “il dialogo è la cosa essenziale”

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“Lo scopo è cercare di parlare con quelli che sono dall’altra parte, il dialogo è la cosa essenziale”. Così si è espresso Massimo Gambino questa mattina, durante il suo insediamento alla questura di Torino, rispetto alla situazione del centro sociale Askatasuna.

Nella sala riunioni della Questura dedicata ad Aldo Faraoni, questore del capoluogo piemontese dal 2008 al 2013, Gambino ha dichiarato che il suo incarico proseguirà nella direzione di chi ha occupato quello stesso posto prima di lui. “A Torino ci sono tante situazioni, tanti problemi, come in tutte le grandi città metropolitane. Cercherò di affrontarli con l’entusiasmo e lo spirito di servizio che mi ha sempre contraddistinto, sul solco di chi mi ha preceduto – ha affermato –. Io conoscevo Aldo Faraoni da giovane funzionario della Criminalpol di Bari. So che impegno è richiesto per questa realtà cittadina metropolitana, perché il questore non è solo responsabile della città metropolitana, ma deve anche un po’ interessarsi a quello che avviene su tutto il territorio. Io cercherò di viverlo, come ho sempre fatto in tutte le altre realtà, di vivere il territorio quotidianamente e immergermi nel territorio”.

Classe 1963, in polizia dal 1988, Gambino ha condotto nella sua carriera numerose operazioni contro la criminalità comune e organizzata. È stato dirigente Digos e dell’Ufficio Stranieri a Campobasso e ha lavorato al Centro interprovinciale Criminalpol Puglia-Basilicata e alla Squadra mobile di Lecce prima di diventare capo di gabinetto a Lecce. È già stato questore a Crotone, Taranto e Bari.

L’avvicendamento di Gambino al precedente questore Paolo Sirna, a Torino dall’ottobre 2024, si è verificato a dicembre, pochi giorni prima dello sgombero di Askatasuna da parte delle forze dell’ordine. Dopo una perquisizione in cui sono stati trovati otto attivisti ai piani superiori dell’edificio il 18 dicembre il centro sociale è stato sgomberato e il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha dichiarato cessato il patto di collaborazione. In questo contesto “quello che cercheremo di fare – ha dichiarato Gambino – è cercare di colloquiare con chi si può colloquiare, cercare il contatto produttivo per evitare poi situazioni di pericolo per la cittadinanza e per gli operatori di polizia”. E ha concluso: “Poi ci possono essere situazioni di chiusura oltranzista in cui non si riesce a parlare e allora lì bisognerà operare in modo diverso, però io sono sempre stato per cercare di trovare delle soluzioni condivise”.

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