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Prolungamento Metro 1: nuovo rinvio in tribunale, Rivoli spera

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“Spero questo porti ad accettare il piano di Ici, in modo tale che i lavori possano proseguire”. Alessandro Errigo, sindaco di Rivoli, commenta così il nuovo rinvio di 60 giorni concesso ieri dal Tribunale di Roma, che il 16 dicembre scorso si sarebbe dovuto esprimere sulla domanda di concordato preventivo avanzata da Italiana Costruzioni Infrastrutture spa, l’azienda incaricata di coordinare i cantieri per il prolungamento della Metro 1 da Collegno a Cascine Vica, comune di Rivoli.

“Se il piano economico-finanziario per il rientro dalla situazione debitoria viene accettato – spiega il sindaco -, si prosegue per quella strada, e il fatto di non bloccare i lavori per noi, come città, è positivo. Se il piano non viene accettato inizia il processo di liquidazione, di fallimento della società e questa è la cosa più grave che possa succedere in termini di tempistiche del cantiere. Se la proroga è stata concessa per dare la possibilità all’azienda di presentare un piano sostenibile di rientro, allora lo posso leggere positivamente”.

Di fatto, senza una soluzione che salvi l’azienda incaricata dei lavori, il prolungamento della linea 1 della metropolitana, studiato per collegare i comuni di Rivoli e Collegno, potrebbe subire ritardi di anni. Era già successo per il prolungamento dal Lingotto a piazza Bengasi, da novembre Torino e i comuni della cintura rivivono quel rischio. Ici, Infatti, versa in una condizione finanziaria allarmante: ha contratto complessivamente 24 milioni di debiti nei confronti di oltre 1500 creditori. Per questo, l’azienda ha fatto domanda di concordato preventivo. Nel caso in cui la domanda non dovesse venire accettata, InfraTo, la società incaricata di gestire la metropolitana di cui la Città di Torino è socio unico, dovrebbe bandire una nuova gara e appaltare i lavori a un’altra società. I tempi di realizzazione dell’estensione, dunque, potrebbero allungarsi significativamente. “Il 22 gennaio, abbiamo in previsione una commissione consiliare con Bernardino Chiaia, presidente di InfraTo, che viene ad aggiornare la città di Rivoli sullo stato dell’arte”, puntualizza Errigo.

Secondo il sindaco, tuttavia, “questo iter potrebbe allungare i lavori anche solo di qualche mese. Il vero problema è che in questo momento il quadro economico con cui è affidato l’appalto è fermo al 2019. Se lo si rifà oggi, nel 2025, è necessario considerare che i prezzi sono lievitati almeno del 30% e che quindi sicuramente dovrebbero essere stanziate ulteriori risorse, che al momento non ci sono. Per potere affidare l’appalto, deve esserci una copertura economica: se il quadro economico cambia perché aumentano i costi servirà un’ulteriore iniezione di denaro e, parlando di somme così importanti, bisogna vedere quanta disponibilità ci sarà da parte del Governo, che è l’unico ente che può disporre delle cifre necessarie”.

Proprio per questo, nel caso in cui il concordato non dovesse essere accettato, come afferma Vittorio Di Vito, segretario generale di Filca Cisl Torino-Canavese, specialmente per quanto riguarda il futuro dei lavoratori impegnati nel cantiere “preoccupazioni assolutamente ci sono, perché poi dipenderà tutto dal curatore fallimentare”. Anche la Giunta comunale di Torino attende con ansia il verdetto del Tribunale sul concordato. “Dobbiamo aspettare che il Tribunale si pronunci. Non amo ragionare per periodi ipotetici. La situazione economica e finanziaria di Ici è chiara alla Città da tanto tempo. Sulla base delle indicazioni che darà il tribunale, capiremo come muoverci”, ci aveva detto a dicembre Chiara Foglietta, assessora di Torino a transizione ecologica, digitale e ai trasporti.

L’auspicio del sindaco di Rivoli è che, “come penso avverrà, InfraTo porterà alcune motivazioni anche davanti al giudice per quanto riguarda il cantiere della metro. Non dobbiamo dimenticare che Ici, che è in difficoltà finanziaria, non lo è soltanto per la questione metro. La società ha diverse commesse sul territorio. Non si risolve il problema della società risolvendo il problema della metro. Quello che chiediamo come città è che i lavori proseguano il più possibile aldilà della condizione finanziaria di Ici. Nel momento in cui le opere di Ici giungono al termine, i la metropolitana può proseguire con gli altri appalti e le altre lavorazioni. Il rifiuto del concordato è una delle opzioni, ma è uno scenario che mi auguro venga scongiurato”.

La storia della metropolitana di Torino affonda le radici negli anni Trenta del Novecento, quando, sotto il regime fascista, iniziarono i lavori per scavare 300 metri di galleria in via Roma. Il 4 febbraio 2006, in occasione delle Olimpiadi invernali, è stata inaugurata la prima tratta della linea, la prima automatica in Italia. Dopo appena un mese e mezzo è stato raggiunto l’obiettivo del milione di passeggeri trasportati e nel corso degli anni sono state effettuate diverse opere di prolungamento della linea 1, fino al 2019, quando è stato dato avvio alla costruzione di quattro nuove stazioni – Certosa, Collegno Centro, Leumann e Cascine Vica – che collegheranno Fermi, nel comune di Collegno, a Cascine Vica, nel comune di Rivoli. La nuova tratta è suddivisa in due lotti funzionali e ha una lunghezza complessiva di 3,4 chilometri, che andranno a sommarsi ai 15 chilometri e alle 23 stazioni della linea uno già in attività, per un costo complessivo di 328 milioni di euro. 

Le lunga serie di imprevisti e ritardi nel cronoprogramma che si sono presentati a partire dall’assegnazione dell’appalto nel 2018 sembra essere sintomo di una più ampia crisi del settore delle costruzioni. Infatti, la prima azienda ad assicurarsi l’appalto, Ati Amec srl, era stata in un secondo momento estromessa a causa della mancanza di alcuni requisiti, tra i quali l’assenza di un patrimonio netto positivo. La scelta, a novembre dello stesso anno, in seguito allo scorrimento delle graduatorie, era ricaduta dunque su Astaldi spa, multinazionale attiva nel campo delle grandi costruzioni. Tuttavia, anche Astaldi venne esclusa dall’assegnazione per una dinamica simile a quella che si è ripresentata adesso nel caso di Ici: l’azienda aveva infatti presentato domanda di concordato preventivo, ma senza proporre un piano di risanamento dei conti. Il Tar, nel marzo 2019, aveva dunque imposto a InfraTo di revocare l’appalto ad Astaldi. Proprio per questo l’opera di estensione della linea 1 era stata affidata a Italiana Costruzioni Infrastrutture. Le difficoltà incontrate da InfraTo ad individuare l’aggiudicatario dei lavori hanno determinato uno slittamento di circa un anno nell’apertura dei lavori, che sono iniziati a dicembre 2019.

Di Vito sostiene che non vi siano al momento gli elementi per parlare di una crisi del settore: “A oggi non c’è una crisi delle costruzioni, per fortuna. Diciamo che, tra il Pnrr e tutte le altre infrastrutture, non è quella la problematica. Per quanto riguarda Ici, si tratta di una questione legata all’azienda, non alla crisi del settore”. Errigo, invece, in riferimento al cantiere della metropolitana, afferma che “con il Covid Ici ha cominciato a patire una crisi finanziaria, ovviamente con step meno impattanti all’inizio, con il pensiero di potersi risollevare, fino ad arrivare a questa situazione. Mi sento di dire che è una crisi che è dovuta probabilmente a una serie di concause perché, ribadisco, non è un’azienda che è andata in crisi a causa del cantiere della metro ma con diversi cantieri che ha su tutto il territorio nazionale. Quindi, secondo me, queste concause come il rincaro di tutti i materiali e gli imprevisti che si è trovata ad affrontare sicuramente non hanno aiutato”.

A sei anni dall’inizio della costruzione dell’opera, i cantieri sono ancora lontani dall’essere conclusi. I lavori, al momento, proseguono, anche se in modo rallentato. Secondo il sito di InfraTo, l’avanzamento complessivo nella realizzazione della stazione di Certosa, l’unica a essere solo parzialmente interrata, si attesta al 70%. La stazione di Collegno Centro è completa al 77%, mentre quelle di Leumann e di Cascine Vica sono state realizzate al 55%. Secondo Di Vito, “il 70-80% di determinati lavori è già stato eseguito” e, quindi, se Ici dovesse essere nelle condizioni di proseguire l’opera, mancherebbe “un anno buono di lavoro”.

Il progetto di prolungamento della metro 1 riveste, come sottolinea Errigo, una grande importanza strategica per il comune di Rivoli: “Penso sia abbastanza scontato dire che la metro è molto utile per la città, perché in questo momento abbiamo un problema di trasporto pubblico locale, sul quale stiamo ragionando insieme all’assessore Tirelli e insieme a Città Metropolitana, perché siamo in fase di revisione delle linee. La metro, all’interno di questa logica di riorganizzazione del trasporto pubblico locale, darebbe una grossa iniezione di mobilità sostenibile”. 

Il sindaco ricorda che “ci sono delle zone di Torino che sono quasi praticamente irraggiungibili da Rivoli e la metro accorcerebbe di gran lunga le distanze. Rivoli è l’unica città ormai nella zona ovest che non ha neanche una stazione ferroviaria. Questo sarebbe il primo punto per avvicinarci alla città, e per avvicinare anche Torino a Rivoli: quindi non solo per andare verso Torino, ma anche per far arrivare le persone a Rivoli con le proposte attrattive che abbiamo. Non è neanche risolutiva, perché poi, nella nostra testa, la speranza sarebbe quella di arrivare fino a Rivoli centro. Mentre per quanto riguarda i cantieri, tanto i cittadini quanto gli esercizi commerciali sono naturalmente abbastanza esasperati, perché ormai sono cinque anni che ci sono”. 

Per queste ragioni, “per una questione di viabilità, di qualità della vita e anche lavorativa per i commercianti – conclude Errigo – ho scritto nella lettera a InfraTo di farsi portavoce di questa nostra criticità anche nei confronti del giudice e permettere di andare avanti con i lavori almeno per arrivare a finire le opere che comportano cantieri in superficie. Anche se non è ancora aperta la metropolitana, sarebbe già uno step molto importante per noi arrivare a chiudere i cantieri in superficie o per lo meno a limitarli il più possibile a quanto necessario”.

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