11% di promesse mantenute: ad un anno dal contratto di governo

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A ridosso delle elezioni europee che ha visto prevalere la Lega di Matteo Salvini, si è discusso sull’operato dell’alleanza di governo con il Movimento 5 stelle. Il contratto di governo, che aveva suggellato l’accordo tra le due forze politiche, ha compiuto un anno. A fare i conti in tasca all’esecutivo ci ha pensato Pagella Politica, piattaforma di fact checking. Il primo dato che salta agli occhi è la percentuale delle promesse mantenute, l’11%, corrispondente a 37 iniziative realizzate.

Le 317 promesse sono state suddivise in “mantenute”, “non mantenute” (categoria che comprende quelle per cui è stata presentata in Parlamento una proposta di legge, ma il cui iter di discussione non è ancora iniziato), “in corso” (le promesse per cui il Parlamento o l’esecutivo hanno iniziato un percorso non ancora completato) e “compromesse” (gli impegni in cui il governo ha fatto l’opposto di quanto firmato nel Contratto).

 

L’economia è stata la materia con il maggior numero di impegni mantenuti (5), con particolare attenzione al fisco. La “pace fiscale” e il dimezzamento dei crediti e dei debiti verso la pubblica amministrazione sono le due aree toccate maggiormente, come ha dichiarato Luigi Di Maio appena 15 giorni dopo la proclamazione del “governo del cambiamento”: “I debiti che la pubblica amministrazione ha con le imprese vanno saldati immediatamente, per rilanciarle”

Anche la corruzione sotto la lente di ingrandimento. Sono infatti quattro i punti del contratto di governo tradotti in atto, con l’introduzione dell’agente sotto copertura per la corruzione all’interno dei pubblici uffici in  testa. Il 18 dicembre 2018 è stato firmato il disegno di legge che obbliga la trasparenza economica all’interno dei partiti e dei movimenti politici.

Tra le promesse non mantenute spiccano quelle su università e sanità, seguite anche da quelle sulla sicurezza. Proprio quest’ultima area ha investito la legge di bilancio per il 2019 con il contratto che proponeva di «aumentare i fondi a disposizione per prevedere il potenziamento degli organici con previsione di aumento del personale, rinnovo dei contratti in essere e riordino delle carriere». L’articolo 1 del bilancio ha affermato l’assunzione di un’unità straordinaria di 6.150 unità di forze di polizia, di cui 362 unità di Polizia penitenziaria. Tutto ciò è avvenuto grazie allo stanziamento di quasi 400 milioni in 2 anni, così da poter creare un fondo cumulativo partito dalla legittimazione del decreto sicurezza (non previsto nel contratto di governo).

Ora si  apre un anno difficile per l’alleanza gialloverde, che dovrà affrontare la lagge finanziaria, la realizzazione o meno della Tav e le autonomie regionali. Tutte situazioni delicate che ritroveremo sull’agenda di governo nei prossimi mesi, o lo porteranno a una fine prematura.

VINCENZO NASTO