“È necessario che gli italiani capiscano il valore dell’intelligence per il nostro Paese”: lo scrittore col passato da spia parla delle sfide italiane nel mondo globale

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Il mondo non è più pattugliato da due grandi potenze e ogni Paese si trova a dover camminare da solo nelle sfide economiche e geopolitiche del tutti contro tutti. Per questo Paolo Salvatori, ex agente segreto dell’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise),  ha scritto un libro nel quale racconta la storia dell’intelligence nel secondo dopoguerra e della sua professione dagli inizi fino alla pensione.

“Ho scritto questo libro per promuovere la cultura dell’intelligence in Italia, sgombrando il campo dalle mitologie che permeano questo mondo”: in Italia c’è un certo riserbo sul tema, eppure i servizi di intelligence dei vari Paesi hanno contribuito a mantenere un equilibrio che ha portato alla fine della Guerra Fredda. “Per quarant’anni un’agenzia supersegreta che si chiama Cocom ha garantito all’occidente la superiorità tecnologica, di fatto impedendo che qualsiasi conflitto avesse un’escalation”, e secondo Salvatori è ora che anche in Italia i cittadini abbiamo consapevolezza di questa realtà, che per sua natura resta nell’ombra.

A costruire la rete che persegue gli interessi dell’Occidente è un’insieme di relazioni delle quali fanno parte anche le agenzie di intelligence dei vari Paesi. “Quando gli obiettivi sono comuni, questo avviene naturalmente”, spiega Salvatori. Al suo fianco Robert Gorelick, ex spia della Cia con un passato di lavori sotto copertura e autore della prefazione del libro: “Diplomazia e intelligence sono due diverse declinazioni del nostro ruolo, ma entrambe necessarie per portare a termine gli obbiettivi. Questo equilibrio funziona quando ogni Paese mette le sue competenze a disposizione di un progetto comune. E quando Washington guarda all’Europa, si aspetta che questa sinergia avvenga soprattutto con i colleghi britannici e italiani”.

RAFFAELE ANGIUS